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I nuovi farmaci antipertensivi sono più efficaci

I nuovi antipertensivi sarebbero più efficaci di quelli notoriamente utilizzati e aiuterebbero a salvare più vite. Lo sostiene uno studio condotto in collaborazione da ricercatori inglesi e scandinavi, che stravolge le conclusioni di precedenti ricerche, in particolare dello studio ALLATH (Antihypertensive and Lipid Lowering Treatment to Prevent Heart Attack Trial), che in precedenza aveva confermato l’efficacia dei farmaci già in uso, in particolare dei diuretici.
Dallo studio ASCOT (Anglo-Scandinavian Cardiac Outcomes Trial), che ha coinvolto circa 20 mila ipertesi, è emerso che il trattamento col calcioantagonista amlodipina, da solo o in associazione con gli ACE inibitori, riduce la pressione arteriosa di 2,7 millimetri di mercurio in più rispetto a una terapia con il beta bloccante atenololo, eventualmente associato a un diuretico.
“Ma quel che più sorprende è l’efficacia preventiva del regime antipertensivo basato sull’amlodipina, che non può esser dovuta solo ai pochi millimetri di mercurio in meno” scrive su Lancet, Bjorn Dahlof, del Sahlgrenska University Hospital di Goteborg, coordinatore dello studio. “Ha infatti ridotto del 16 per cento l’incidenza di eventi cardiovascolari e del 23 l’incidenza di ictus, abbassando la mortalità totale dell’11 per cento e la mortalità cardiovascolare addirittura del 25”. Al contrario, un approccio basato su betabloccanti, diuretici o entrambi aumenta del 40 per cento il rischio di diabete e ha effetti metabolici negativi.
Alla luce di questi dati, lo studio ASCOT è stato interrotto per somministrare a tutti la combinazione farmacologica più favorevole.
“Un risultato che conferma la bontà delle linee guida europee per il trattamento dell’ipertensione” commenta sulla stessa rivista Jan Staessen, dell’Università belga di Leuven. “I farmaci più recenti sono ideali come terapia iniziale, soprattutto nei pazienti con ipertensione complicata da altri fattori di rischio o disturbi metabolici, e non col contagocce”.
La loro scelta spetta al medico, che deve però controllarne l’efficacia nel tempo: nel 40% dei partecipanti allo studio la pressione non era adeguatamente controllata, a prescindere dalla terapia seguita.

Autore: Patrizia Valentina Arcuri - Fonte: The Lancet