Aritmologia interventistica 1

Il miglioramento delle nostre conoscenze sulle conseguenze dei fenomeni aritmici (che spesso sono benigni ma che in alcune occasioni possono determinare eventi catastrofici) e la evidenza dei limiti della terapia farmacologica antiaritmica tradizionale hanno condotto in questi ultimi anni alla ricerca e allo sviluppo di tecniche terapeutiche alternative, inizialmente definite come "trattamento non farmacologico delle aritmie" e successivamente come "aritmologia interventistica".

I principali interventi di questa nuovissima branca della cardiologia sono:

  • l'ablazione transcatetere,


  • l'impianto del defibrillatore automatico (di cui parleremo nel prossimo numero)


  • Tra i disturbi del ritmo cardiaco, le tachicardie sono un fenomeno di grande impatto epidemiologico e di grandissimo allarme per pazienti e medici. Si parla di tachicardia quando la frequenza del battito cardiaco, che si rileva eseguendo un conteggio dei battiti al polso è superiore a 100 battiti per minuto.

    Ma ovviamente esistono circostanze in cui questo fenomeno è da considerarsi normale (fisiologico):

  • nel neonato e nei primi anni di vita;


  • praticando un qualunque esercizio fisico;


  • in caso di febbre;


  • stress per vari motivi (paura, irritazione ).


  • Esistono, però, altre situazioni in cui l'aumento del battito cardiaco non è più fisiologico, ma è sintomo di tachicardia o di tachiaritmia parossistica. Per motivi non legati a circostanze evidenti il cuore comincia a pulsare in modo estremamente veloce (anche superiore a 100 battiti / minuto) e continua per minuti e anche ore o fino a quando un intervento medico risolve il problema. Questo provoca diversi spiacevoli disturbi: la sensazione del battito accelerato (cardiopalmo o palpitazioni), la sensazione di respiro difficoltoso (dispnea), la sensazione di oppressione al petto (precordialgia o angina).

    L'elettrocardiogramma registrato nel momento di crisi consente la diagnosi, si parla così di "tachicardia parossistica", "fibrillazione atriale", "flutter atriale" ecc…

    Queste aritmie "veloci" possono capitare una volta nella vita a qualunque persona ma in altre circostanze chi ne è affetto ha continue recidive che determinano preoccupazione, disagio, e pessima qualità di vita. Le cause possono addursi a:

  • forme di cardiopatia strutturale (esiti di un infarto miocardico, alterazione delle valvole cardiache, anomalie del muscolo…);


  • forme congenite (sindrome da preeccitazione ventricolare);


  • natura degenerativa (fibrillazione atriale dell'anziano);


  • cause non riconoscibili di malattia (aritmie idiopatiche).


  • In tali casi è necessario l'intervento del medico prima con cure mediche convenzionali (farmaci antiaritmici) e successivamente, se necessario, con trattamento curativo più efficaci di tipo interventistico come "l'ablazione transcatetere del circuito aritmico".

    Cerchiamo di spiegare in che cosa consiste.

    Si introducono, tramite le vene o le arterie periferiche, all'interno delle cavità cardiache una o più sonde chiamate catereri con le quali si esegue uno studio elettrofisiologico atto a provocare in laboratorio l'aritmia clinica del paziente stesso per studiarne le origini.

    Dopo la diagnosi, nell'ambito della stessa seduta, si localizza con un catetere la sede dove "nasce" l'aritmia e si esegue in quel punto una piccolissima lesione sfruttando un'energia particolare chiamata radiofrequenza.

    La certezza dell'efficacia della procedura ci viene fornita immediatamente: si cerca di provocare nuovamente l'aritmia e se questa non si manifesta più il paziente può considerarsi guarito.

    Questa tecnica, se eseguita in Centri qualificati e con elevata esperienza come il Centro De Gasperis che la pratica routinariamente da 10 anni ha altissima possibilità di successo (vicina per molte aritmie veloci al 100%) e bassissima possibilità di complicanze (meno dell'1%), ed ha avuto una diffusione così clamorosa da costituire un evento rivoluzionario della terapia cardiologica moderna. Negli Stati Uniti i laboratori attrezzati alla elettrofisiologia sono decuplicati in 5 anni e in tutti i Centri cardiologici di alto livello in Italia esiste o è in via di sviluppo un'unità operativa dedicata a questa tecnica.

    La procedura richiede un ricovero di 2 o 3 giorni, viene eseguita in sedazione profonda o in anestesia generale anche se il cateterismo e l'ablazione non sono interventi che provocano dolore.

    L'ansia dell'intervento comunque ampiamente ripagati dal risultato: il rapido ritorno alla vita normale senza più restrizioni, angosce, necessità di continue cure o controlli.

    Oltre a vantaggi clinici si è evidenziato anche un vantaggio economico in quanto l'ablazione ha un costo sanitario iniziale più elevato delle normali cure mediche ma diventa più conveniente perché consente, una volta guarito il paziente, un risparmio su medicine, nuovi ricoveri e giornate lavorative perse.

    Autore: Maurizio Lunati

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