Aritmie veloci

All'improvviso, a riposo, non sottoposto a sforzi o a stress, il mio cuore ha accelerato i suoi battiti". Palpitazioni che sono durate minuti, a volte ore e persino un'intera notte.

Diverse possono essere le sensazioni riferite dai pazienti:

  • modesto senso di fastidio;


  • bisogno di stare sdraiati, immobili;


  • fugace cardiopalmo seguito da perdita di conoscenza.


  • Abbiamo delineato l'ARITMIA IPERCINETICA. Tali forme, se non si risolvono spontaneamente, necessitano di provvedimenti di "pronto intervento": farmaci in vena o cardioversione elettrica per interrompere l'aritmia ripristinando il ritmo sinusale.

    Nelle forme ipercinetiche spesso, passato il parossismo, non si riesce a documentare l'aritmia.

    La diagnosi può essere facilitata se il paziente si reca in pronto soccorso con tempestività. Si possono avere diversi meccanismi di partenza:

    1) il nodo del seno può emettere segnali ad elevata frequenza, talora questi stimoli per disturbi di conduzione interatriali e/o intraatriali (substrato aritmogeno) possono superare il nodo atrioventricolare con la stessa frequenza consentendo ai ventricoli di contrarsi velocemente;

    2) a ritmi disordinati corrisponde di solito la fibrillazione atriale, aritmia che rappresenta il 50% di tutte le aritmie ipercinetiche esaminate dal cardiologo in un anno;

    3) percorsi anomali nel nodo atrioventricolare o "ponti" tra atrio e ventricolo che costituiscono per lo stimolo una nuova via da seguire, in alternativa a quella tradizionale, in particolari condizioni.

    4) Interpretare queste situazioni risulta difficile sia eseguendo un elettrocardiogramma in condizioni di normalità sia con registrazione holter di 24-48 ore di attività cardiaca.

    Da circa 25 anni nei laboratori di elettrofisiologia con tecniche abbastanza semplici si possono riprodurre queste aritmie per confermare i sospetti diagnostici e per capirne i meccanismi di innesco e possibile arresto.

    Le aritmie veloci ventricolari (aritmie maligne) possono avere anche un esordio drammatico e il loro approccio diagnostico e terapeutico costituisce per l'Aritmologo un impegno maggiore. Sono aritmie più frequenti negli esiti di infarto del miocardio in cui è stata evocata la presenza di circuiti veloci a livello di cicatrici infartuali o di tessuto degenerativo. Non sempre avviene una risoluzione spontanea e bisogna ricorrere a interventi di pronto soccorso.

    Per le forme sopraventricolari vi sono molti farmaci a disposizione del cardiologo per la loro prevenzione e cura; per quelle ventricolari il doveroso tentativo farmacologico può consentire di renderle meno maligne.

    Lo sviluppo delle conoscenze elettrofisiologiche ha permesso dagli inizi degli anni '80 di porre rimedio, a volte risolutivo, a tutte le forme aritmiche.

    Con elettrocateteri inseriti nel cuore tramite via venosa o arteriosa si cerca di raggiungere il substrato anatomico responsabile dell'aritmia (piccolo e delimitabile nelle forme sopraventricolari, grande ed esteso nelle forme ventricolari).

    Individuato il bersaglio, attraverso l'elettrocatetere, si erogherà energia sufficiente a produrre piccoli barotraumi capaci di provocare, mediante zone di necrosi, l'interruzione del tessuto responsabile dell'aritmia.

    Nelle forme sopraventricolari il successo si aggira orami vicino al 100% dei casi con completa guarigione del paziente che anche senza profilassi farmacologica non sarà più disturbato da aritmia. Nelle forme ventricolari, invece si ottiene successo nel 60-70% dei casi.

    In presenza di aritmie ventricolari particolarmente maligne (tachicardie ventricolari veloci e sostenute nel tempo, fibrillazione ventricolare) responsabili di arresto cardiaco "morte improvvisa" nell'impossibilità di curarne le cause - mediante farmaci, ablazione transcatetere e cardiochirurgia aritmica - si possono curare gli effetti con un piccolo congegno impiantabile nel malato: il defibrillatore automatico.

    Questo apparecchio è capace di riconoscere l'aritmia e di interromperla, con una scarica elettrica prestabilita, anticipando la crisi sincopale e resuscitando il paziente. La tecnica del loro impianto negli ultimi due anni è divenuta molto simile a quella necessaria per l'applicazione di un Pacemaker.

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