Prevenire è meglio che curare: dieta, esercizio fisico e nutraceutici nella prevenzione primaria

Nutraceutici e cuore

Prevenzione: a cosa serve e perché è importante

La prevenzione e la promozione della salute sono dei concetti così antichi che a volte si corre il rischio di sottovalutarne l’importanza. Investire le proprie energie in queste direzioni favorisce il benessere e il miglioramento della qualità di vita e riduce l’incidenza di molte malattie e la loro mortalità. Malattie come il l’ipertensione arteriosa, il diabete mellito di tipo 2 e la dislipidemia in alcuni casi possono essere prevenute con dieta appropriata ed esercizio fisico. Qualora la prevenzione non sia più possibile e la malattia si sia già instaurata le misure non farmacologiche hanno un ruolo molto importante nel determinare un buon controllo di queste stesse patologie. Ridurre la prevalenza o migliorare il controllo di questi fattori di rischio significa, indirettamente, ridurre l’aterosclerosi ed il rischio che questa si complichi, e quindi che insorgano infarto miocardico, ictus ed arteriopatia arti inferiori sintomatica.

 

Poche indicazioni, semplici da seguire

L’enorme quantità di informazioni reperibili sul web rischia tuttavia di creare confusione nel lettore meno esperto, al punto che seguire uno stile di vita sano rischia di diventare un obiettivo impossibile da raggiungere o nel migliore dei casi incredibilmente costoso.

 

Basandoci sulle ultime Linee Guida pubblicate dalla Società Europea di Cardiologia proveremo a mettere ordine circa alcuni semplici precetti che dovrebbero essere universalmente conosciuti e seguiti.

 

L’attività fisica, un alleato prezioso

L’attività fisica agisce direttamente su alcuni fattori di rischio cardiovascolari riducendone l’effetto sull’organismo.

 

Uno sforzo fisico moderato che duri fra le 2 e le 5 ore a settimana è consigliato a tutte le età, ed è dimostrato che riduca la mortalità per tutte le cause ed in particolare la mortalità e la morbilità cardiovascolare.

 

Esempi di attività fisica di intensità moderata sono: camminare alla velocità di 5 o 6 km/h, andare in bicicletta a 15 km/h, giocare a golf o a tennis, fare ballo da sala ed eseguire esercizi in acqua (acquagym). Oltre a queste, che sono vere e proprie attività sportive, anche introdurre l’esercizio fisico nella propria quotidianità (dedicarsi alla pittura o alle faccende domestiche, fare giardinaggio, aumentare il numero di metri percorsi a piedi rispetto a quelli percorsi con altri mezzi, salire le scale invece di prendere l’ascensore) sono tutti metodi che permettono di raggiungere quel numero tra le 2 e le 5 ore d’esercizio a settimana.

 

Per monitorare l’intensità della propria attività fisica si può ricordare che durante uno sforzo moderato la frequenza cardiaca deve essere tra il 50 ed il 70% della frequenza massima teorica (calcolata come 220 - età) e il soggetto deve essere in grado di sostenere una conversazione senza affaticarsi col respiro.

 

La dove si prediliga un esercizio di intensità superiore, ossia si eseguano attività come jogging, ciclismo ad una velocità maggiore di 15 km/h o nuoto, l’effetto benefico sulla salute si raggiunge con tempi di lavoro settimanale dimezzati.

 

 

Curare l’alimentazione per la salute del cuore

In ambito di prevenzione un altro cardine fondamentale è l’alimentazione. Su questo argomento c’è da sempre grande attenzione, come si può notare dal numero di proposte dietetiche attualmente disponibili.

 

La Società Europea di Cardiologia con le ultime Linee Guida conferma come la dieta mediterranea sia l’unico regime alimentare ad avere un effetto di riduzione della mortalità e morbilità cardiovascolare supportato dai dati.

 

Nel preparare i nostri pasti possiamo tenere presente una serie di indicazioni di facile applicabilità e che garantiscono ottimi risultati:

  • le Società di Medicina Preventiva consigliano di adottare un modello di alimentazione più basato sui vegetali e meno sugli animali;
  • la carne rossa deve essere ridotta a un massimo di 500 g a settimana;
  • il pesce è raccomandato almeno 1 volta a settimana, in particolare pesce grasso;
  • gli acidi grassi dovrebbero rappresentare meno del 10% delle Kcal quotidiane totali, e in particolare gli acidi grassi insaturi dovrebbero essere ridotti al minimo possibile;
  • l’assunzione giornaliera di sale non deve superare i 5 g;
  • quotidianamente bisognerebbe assumere 30 g di noci, 30 g di fibra, 200 g di frutta e 200 g di verdura;
  • il consumo di alcol dovrebbe essere limitato a un massimo di 100 g per settimana.

 

Il ruolo dei nutraceutici

Laddove dieta ed alimentazione non siano sufficienti, potrebbero essere utili i cosiddetti nutraceutici. Questa parola nasce dall’unione delle parole “nutrienti” e “farmaceutica”: la nutraceutica utilizza una serie di molecole di origine naturale che hanno dimostrato un’efficacia quasi farmacologica su un determinato parametro. Secondo la definizione ufficiale, i nutraceutici sono alimenti o loro componenti che hanno la prerogativa di esercitare effetti benefici sulla salute. Oggigiorno il termine nutraceutico spesso è utilizzato in maniera impropria anche per indicare integratori dietetici, alimenti funzionali, prebiotici, probiotici, e prodotti botanici. Ciò genera sicuramente confusione tra i consumatori e persino tra molti professionisti della salute; a differenza dei farmaci, la cui prescrizione è strettamente regolamentata, i nutraceutici sono commercializzati liberamente e perciò è bene conoscere anche su questo argomento alcune informazioni che possono salvare di fronte ad una pubblicità faziosa o ad un consiglio molto generico.

 

I nutraceutici possono applicarsi al controllo dei fattori di rischio nelle situazioni di ipertensione arteriosa borderline, di alterata glicemia a digiuno (stato che spesso antecede il diabete vero e proprio) e nelle forme di dislipidemia lieve. Vogliamo ora concentrarci proprio su quest’ultima parte laddove le classi di nutrienti maggiormente utilizzate sono rappresentate della berberina, dalla monocolina K (prodotto di fermentazione del riso rosso) e dagli steroli. Mentre questi ultimi agiscono sull’assorbimento intestinale, la berberina agisce sia sull’assorbimento che sul ricircolo epatico del colesterolo. Il nutraceutico che però ha determinato la maggior riduzione dei valori di colesterolo LDL è sicuramente la monakolina. Essa agisce a livello della catena di sintesi del colesterolo inibendo l’enzima HMG-CoA-Reduttasi. Questo è proprio l’enzima che viene inibito anche dalle più classiche statine [prevedere qui un link al terzo articolo sulla terapia farmacologica] e infatti, una volta isolato il principio attivo derivato dal riso rosso fermentato, esso è risultato chimicamente indistinguibile dalla lovastatina. La monakolina è dunque una vera e propria statina di origine naturale che ha dimostrato una riduzione del 20-25% dei livelli di colesterolo LDL al dosaggio di 10 mg. A volte se ne trovano anche formulazioni con dosaggi più bassi (5 e 3 mg), magari associate ad altri principi attivi (ad esempio, la berberina), in modo da mantenerne l’efficacia sulla riduzione dei valori di colesterolo LDL.

 

Come già indicato, è ragionevole indicare l’utilizzo di nutraceutici in soggetti con iperlipemia di grado lieve (entro i 140 mg/dL di colesterolo LDL) in assenza di altre comorbilità che condizionano il rischio cardiovascolare. Laddove si sia già presentato un precedente evento cardiovascolare sia per la necessità di raggiungere target decisamente più bassi (vedi precedente articolo sui target lipidici) sia per la necessità di utilizzare farmaci più efficaci nello stabilizzare le placche aterosclerotiche, la nutraceutica non trova applicazione.

 

Massimiliano Monticelli, Alessandro Maloberti, Cristina Giannattasio




11/01/2022

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