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I controlli non hanno età

Un gruppo tutto al femminile che lavora all’Università di Los Angeles ha pubblicato all’inizio di agosto sul Journal of the American Heart Association uno studio che pone l’accento sull’efficacia di un programma condiviso di monitoraggio del feto portatore di anomalie cardiache.

 

Le malattie cardiache congenite, di qualunque gravità, sono presenti in circa l’1% dei nuovi nati e sono una causa di morbilità e mortalità infantile. Una corretta diagnosi prenatale attraverso la valutazione anamnestica e clinica ma soprattutto con l’ecografia fetale ha permesso già in passato di incrementare significativamente e con successo le nascite di questi bambini.

 

Finora l’avere una malattia congenita al cuore portava comunque più spesso ad un parto pre-termine che è di per sé associato a maggiori complicanze per il feto. In aggiunta, la scelta del parto cesareo senza reali motivazioni ostetriche e ginecologiche era di solito preferita.

 

Le ricercatrici di questo articolo hanno quindi testato in 5 ospedali californiani un algoritmo chiamato SCAMPs (standardized clinical assessment and management plans) per uniformare il percorso di donne portatrici di un feto con anomalie cardiache congenite e capire se tale standardizzazione di informazioni poteva in primo luogo evitare un parto pre-termine e in secondo luogo favorire il parto per via vaginale rispetto al cesareo. Questo approccio è stato confrontato con un gruppo storico di donne afferenti ai loro centri tra il 2011 e il 2013.

 

Il percorso consisteva nella compilazione da parte della ginecologa, dell’ostetrica e del cardiologo pediatra ad ogni visita prestabilita di una scheda contenente parametri materni e fetali, in particolare basati sul tipo di anomalia cardiaca fetale e sulla probabilità di instabilizzazione emodinamica del feto al momento della nascita; anche il counseling genetico era considerato di estrema importanza, raggiungendo fino all’80% di pazienti valutate per tale aspetto.

 

Questa standardizzazione di valutazioni multidisciplinari ha portato ad un incremento dei parti a termine che sono passati dal 34% al 48%, così come i parti per via vaginale sono passati dal 50% al 61%.

 


Cardiopatia congenita prenatale

 

Afshar et el. J Am Heart Assoc. 2021 Aug 3;10(15):e021598. doi: 10.1161/JAHA.121.021598.

 

 

08/09/2021