Defibrillatori e sport. La mancata applicazione della Legge Balduzzi

 

In un attimo, il buio. Dal 2005, in Italia sono 1149 i morti per arresto cardiaco nello sport, con storie che hanno fatto commuovere e discutere. Ogni volta che succede qualcosa, si riapre il dibattito sull’esigenza di dotare ogni società sportiva a dotarsi di defibrillatori portatili e di addestrare gli operatori alla rianimazione cardiopolmonare. Ma, come sempre, spesso le parole non si trasformano in atti concreti.

 

 

ConacuorePer questo motivo Giovanni Spinella e Giuseppe Ciancamerla, rispettivamente pastpresident e neo presidente del Coordinamento nazionale associazioni del cuore (Conacuore) hanno chiesto a gran voce che il decreto Balduzzi, la norma in vigore dal 24 aprile 2013 ma mai completata e continuamente rinviata in alcune sui disposizioni, venga una volta per tutte applicata completamente.

 

Il decreto, in pratica, obbliga sia le società sportive professionisti che  quelle amatoriali a dotarsi di defibrillatori semiautomatici e di personale addestrato a usarlo ma, come già detto, la norma non è applicata del tutto e nel corso degli anni sono stati fatti molti rinvii. Il primo ha portato da 30 a 36 mesi il termine entro il quale le 110 mila società dilettantistiche avrebbero dovuto dotarsi dei defibrillatori. Il secondo rinvio ha allungato il termine di altri quattro mesi, perché non erano stati formati gli operatori. L’ultimo rinvio ha rimandato al prossimo 30 giugno 2017 la scadenza sui defibrillatori, ma le associazioni del coordinamento Conacuore vogliono che non ve ne siano altri.

 

 

Defibrillatori per lo sportLa legge Balduzzi, una delle migliori in Europa, ha come obiettivo quello di dotare gli impianti sportivi di un defibrillatore e di personale in grado di usarlo e capace di fare la rianimazione cardiopolmonare da bordo campo.

 

 

La rianimazione è fondamentale in caso di arresto cardiaco e infatti anche gli studi hanno dimostrato che l’assistenza immediata da bordo campo aumenta la sopravvivenza di circa il 60% e diminuisce la mortalità al 40%. Ma in Italia c’è ancora molto da fare per arrivare a certi risultati, anche perché le regole per l’utilizzo dei defibrillatori non sono univoche e perché spesso, anche in presenza dell’attrezzatura necessaria, manca personale competente o i defibrillatori sono abbandonati senza carica, con elettrodi scaduti o sono posizionati in luoghi non idonei.

 

 

Alla legge Balduzzi manca ancora un pezzo ed è dunque necessario bloccare le proroghe. Ma agire!

 

 

 

 

 

Mappa defibrillatori in Italia

14/06/2017