Per decenni la presenza di una cardiopatia congenita o acquisita nel bambino è stata considerata condizione limitante e quasi automaticamente incompatibile con l’attività sportiva.
Al giorno d’oggi i progressi della cardiologia pediatrica, della cardiochirurgia e della medicina dello sport hanno consentito lo svolgimento dell’attività fisica purché venga fatto un programma personalizzato sul bambino. L’avanzamento delle tecniche chirurgiche e delle cure cardiologiche ha aumentato significativamente la sopravvivenza dei bambini con cardiopatia congenita consentendo il raggiungimento dell'età adulta con una buona qualità di vita.
L'obiettivo fondamentale è individuare il tipo di attività sportiva più adatta alle caratteristiche cliniche del bambino garantendo il maggior beneficio e il minimo rischio.
Lo sport è importante, perché?
Molti studi evidenziano che l'inattività fisica rappresenta un importante fattore di rischio per lo sviluppo di obesità, ridotta capacità cardiorespiratoria, sindrome metabolica e peggioramento della qualità di vita. Al contrario, gli stessi studi dimostrano che l'esercizio fisico regolare, quando adattato alle condizioni cliniche del singolo paziente, rappresenta uno dei principali determinanti della salute cardiovascolare durante tutta la vita contribuendo, soprattutto nei bambini cardiopatici, a migliorare la “performance” cardiaca e a favorire un corretto sviluppo musco-scheletrico; contribuisce inoltre a migliorare la condizione psicologica e sociale aumentando l’autostima, favorendo l’integrazione sociale e contrastando la sedentarietà.

Non esiste "il bambino cardiopatico"
Non esistono regole valide per tutti i bambini cardiopatici, perché la definizione di "bambino cardiopatico" comprende condizioni estremamente differenti tra loro. La popolazione dei cardiopatici congeniti è variegata, non solo per la natura della malformazione, ma perché in una stessa cardiopatia è possibile incontrare soggetti in “storia naturale” oppure trattati chirurgicamente o con tecniche percutanee con risultati differenti. L'eterogeneità clinica del bambino con cardiopatia congenita rende indispensabile un approccio multidisciplinare, basato sulla stretta collaborazione tra Medico dello Sport, Cardiologo e Cardiochirurgo, per una corretta valutazione dell'idoneità e della prescrizione dell'esercizio fisico. Esistono cardiopatie congenite semplici (es. difetti interatriali o interventricolari), cardiopatie congenite corrette chirurgicamente e cardiopatie congenite complesse. Le limitazioni sportive dipendono quindi dalla malattia specifica da cui è affetto il bambino, dalle condizioni cliniche, dall'esito e dalla complessità degli interventi chirurgici e dal recupero postoperatorio. Vi sono patologie che, per gravità e/o complessità, controindicano di per sé la pratica sportiva agonistica. A questo gruppo appartengono l’atresia polmonare nelle forme più gravi, le cardiopatie con circolazione univentricolare, la sindrome di Marfan e altre connettivopatie con valvulopatie e/o dilatazione aortica, la sindrome di Eisenmenger e l’ipertensione polmonare primitiva. La controindicazione alla pratica sportiva agonistica non deve essere interpretata come un divieto assoluto di svolgere attività fisica. Nella maggior parte dei casi, infatti, il bambino può praticare attività motorie e sportive a scopo ludico-ricreativo, educativo o riabilitativo, purché adeguatamente personalizzate.
Lo screening cardiologico prima dello sport
Le attuali linee guida COCIS (Comitato Organizzativo Cardiologico per l’Idoneità allo Sport) sottolineano come la decisione sull'idoneità debba essere individualizzata e basata su una valutazione specialistica e sulla stratificazione del rischio cardiovascolare. Lo screening cardiologico comprende generalmente anamnesi personale e familiare, elettrocardiogramma basale e/o da sforzo, ecocardiogramma, test ergometrico o test cardiopolmonare quando indicato. Le raccomandazioni sull'attività fisica dovrebbero essere personalizzate in base al tipo di cardiopatia, alla funzione cardiaca, all'eventuale presenza di aritmie e alla capacità funzionale del bambino. Lo scopo della valutazione non è cercare motivi per vietare lo sport, ma definire il livello di sicurezza con cui il bambino può praticarlo.

Attività fisica e sport agonistico non sono la stessa cosa
È importante distinguere tra attività fisica quotidiana, attività sportiva ricreativa e sport agonistico. La maggior parte dei bambini con cardiopatia stabile può partecipare alle attività motorie scolastiche e a programmi di esercizio fisico regolare. Lo sport agonistico richiede invece una valutazione più approfondita, poiché comporta allenamenti intensi, elevato stress cardiovascolare e competizione. Le linee guida più recenti hanno comunque ampliato le possibilità di accesso allo sport agonistico rispetto al passato, grazie a una migliore stratificazione del rischio.
Il ruolo della famiglia
È ormai noto che molti bambini con cardiopatia praticano meno attività fisica rispetto ai loro coetanei sani. Le limitazioni all'attività fisica derivano frequentemente da un eccesso di prudenza da parte di genitori, insegnanti e talvolta anche degli stessi operatori sanitari. Questa "iperprotezione" può favorire uno stile di vita sedentario, isolamento sociale e riduzione della qualità di vita che, nel lungo periodo, risultano più dannosi della maggior parte dei rischi legati all'attività fisica. È fondamentale promuovere l’attività fisica nella pratica clinica quotidiana, attraverso il counseling durante le visite di follow-up, programmi di esercizio personalizzati, il coinvolgimento della famiglia e della scuola e una collaborazione multidisciplinare.

Il messaggio da portare a casa
La domanda non dovrebbe più essere "un bambino cardiopatico può fare sport?", ma "quale sport è più adatto a quel bambino?". L’attività fisica dovrebbe essere considerata parte integrante della terapia nei bambini con cardiopatia congenita, e non un'attività da limitare per principio. La maggior parte dei pazienti pediatrici può praticare esercizio fisico in sicurezza, purché venga effettuata un'adeguata valutazione specialistica periodica e siano fornite indicazioni personalizzate. Lo sport, quindi, non deve essere considerato un privilegio riservato ai bambini sani, ma una componente fondamentale della crescita anche per molti bambini portatori di cardiopatia.