24/04/2026

ECMO veno-arterioso

Un “ponte” salvavita nello shock cardiogeno e nell’arresto cardiaco

Di Angelo Raffaele Calini e Michele Giovanni Mondino

Negli ultimi anni, una tecnologia salvavita un tempo riservata a pochi centri altamente specializzati sta diventando sempre più presente nella pratica clinica: l’ECMO veno-arterioso (VA-ECMO). Questo sistema di supporto circolatorio meccanico rappresenta una risorsa fondamentale nei casi più gravi di insufficienza cardiaca acuta, come lo shock cardiogeno e, in contesti selezionati, come l’arresto cardiaco. Ma di cosa si tratta esattamente? E quando viene utilizzato?


Cos’è l’ECMO veno-arterioso

ECMO è l’acronimo di Extracorporeal Membrane Oxygenation, ovvero “ossigenazione extracorporea a membrana”. In termini semplici, si tratta di una macchina che sostituisce temporaneamente la funzione del cuore e dei polmoni. Il suo primo utilizzo clinico risale al 1971.

Nel caso della configurazione veno-arteriosa, il sangue viene prelevato da una vena del paziente, fatto passare attraverso un dispositivo che lo ossigena e rimuove l’anidride carbonica, e poi reimmesso in un’arteria. In questo modo, il sistema garantisce sia la circolazione del sangue sia l’apporto di ossigeno ai tessuti, anche quando il cuore non è in grado di pompare efficacemente.

È importante sottolineare che l’ECMO non cura direttamente la malattia sottostante, ma compra tempo: offre al cuore e all’organismo una possibilità di recupero oppure permette di pianificare trattamenti alternativi.

 

Lo shock cardiogeno: quando il cuore non riesce più a pompare

Lo shock cardiogeno è una condizione gravissima in cui il cuore perde improvvisamente la capacità di pompare una quantità sufficiente di sangue per soddisfare le esigenze dell’organismo. Può essere causato, ad esempio, da un infarto miocardico acuto, da una miocardite (infiammazione del cuore), da una grave insufficienza cardiaca, da un’aritmia maligna, da un’embolia polmonare massiva.

I sintomi includono pressione arteriosa molto bassa, alterazione dello stato di coscienza, difficoltà respiratoria e segni di sofferenza degli organi (come reni e fegato). Nonostante le terapie farmacologiche e i dispositivi più tradizionali, la mortalità rimane elevata.

In questo contesto, l’ECMO VA può fare la differenza. Inserendo rapidamente il sistema, i medici riescono a:

  • ristabilire una circolazione adeguata;
  • garantire ossigenazione ai tessuti;
  • ridurre il carico di lavoro del cuore.

Questo permette, in alcuni casi, al cuore di recuperare gradualmente la propria funzione. In altri, l’ECMO rappresenta un “ponte” verso interventi più complessi, come un trapianto cardiaco o l’impianto di dispositivi di assistenza ventricolare a lungo termine.

Nell’ultimo anno e mezzo, il nostro centro ha posizionato 50 EMCO-VA.

 

Arresto cardiaco ed ECPR: una frontiera emergente

L’arresto cardiaco è una delle emergenze più drammatiche in medicina: il cuore smette improvvisamente di battere in modo efficace, interrompendo il flusso di sangue al cervello e agli altri organi vitali. Senza intervento immediato, il danno cerebrale può diventare irreversibile in pochi minuti.

La rianimazione cardiopolmonare (RCP) e la defibrillazione rappresentano le prime linee di intervento. Tuttavia, in alcuni casi la circolazione spontanea non viene ripristinata. È proprio qui che entra in gioco una strategia innovativa: la ECPR (Extracorporeal Cardiopulmonary Resuscitation), ovvero l’utilizzo dell’ECMO durante le manovre di rianimazione.

In pratica, mentre il team sanitario continua la rianimazione, viene avviato un sistema ECMO-VA per sostituire la funzione cardiaca e mantenere il flusso sanguigno agli organi vitali. Questo approccio può:

  • prolungare il tempo utile per trattare la causa dell’arresto (ad esempio un’occlusione coronarica);
  • migliorare la probabilità di sopravvivenza con buona funzione neurologica;
  • offrire una possibilità anche nei casi refrattari alla rianimazione tradizionale;
  • adire, in assenza di recupero neurologico, a un programma di donazione a cuore fermo.

Non tutti i pazienti sono candidati a questa procedura: la selezione è fondamentale e dipende da fattori come età, tempo trascorso dall’arresto cardiaco, ritmo di presentazione, copatologie e altre condizioni generali. Nel nostro centro, nell’ultimo anno e mezzo, 25 pazienti sono stati sottoposti a ECPR.

 

Come viene posizionato l’ECMO

L’ECMO VA viene generalmente impiantato attraverso l’inserimento di due cannule (tubi flessibili) nei vasi sanguigni, spesso a livello dell’inguine:

  • una cannula venosa per prelevare il sangue
  • una cannula arteriosa per reimmetterlo ossigenato

La procedura può essere eseguita rapidamente, anche al letto del paziente o in pronto soccorso, da team altamente specializzati. Una volta attivato, il sistema viene attentamente monitorato in terapia intensiva.

 

L’importanza del tempo e dell’organizzazione

Nel successo dell’ECMO, soprattutto nell’arresto cardiaco, il fattore tempo è cruciale. Più rapidamente viene ripristinata una circolazione efficace, maggiori sono le probabilità di salvare il cervello e gli altri organi.

Per questo motivo, molti sistemi sanitari stanno sviluppando reti organizzate che coinvolgono:

  • pronto soccorso
  • ambulanze avanzate
  • centri ECMO di riferimento, tra cui il De Gasperis Cardio Center

In alcune città, esistono anche unità mobili ECMO in grado di intervenire direttamente sul territorio.

 

Conclusione

L’ECMO veno-arterioso rappresenta una delle innovazioni più significative nella medicina d’urgenza e nella terapia intensiva cardiovascolare. Pur non essendo una cura definitiva, è uno strumento potente che può fare la differenza tra la vita e la morte in situazioni critiche come lo shock cardiogeno e l’arresto cardiaco.

La sua efficacia dipende da un’attenta selezione dei pazienti, dalla rapidità di intervento e dalla competenza del personale coinvolto. In un’epoca in cui la tecnologia continua a spingersi oltre i limiti tradizionali, l’ECMO si configura sempre più come un “ponte” verso nuove possibilità di cura e di sopravvivenza.