Prevenzione cardiovascolare: controllare i fattori di rischio

La prevenzione, sia primaria sia secondaria, ‘si fa’ tenendo sotto controllo i fattori di rischio cardiovascolare, cioè un insieme di condizioni che aumentano notevolmente la possibilità di subire un infarto.

 

I fattori di rischio cardiovascolare: modificabili e non

Possiamo intervenire e ‘cambiare le cose’ su alcuni fattori di rischio cardiovascolare ma non su tutti. Per questo parliamo di fattori di rischio modificabili e non modificabili.

 

I fattori di rischio non modificabili

“L’età è quella che è”, capita di dire quando qualcuno ci chiede come stiamo. L’età è un fattore di rischio non modificabile, così come lo sono il fatto di appartenere al sesso maschile e alla razza non caucasica, e il fatto di avere ‘familiarità’ con le malattie cardiovascolari.

 

Che cosa si intende esattamente per familiarità?

 

Non si tratta semplicemente di avere qualcuno in famiglia che soffre o ha sofferto di cuore. Il rischio che una malattia cardiovascolare colpisca anche noi aumenta quando si verificano almeno due condizioni:

  • un nostro familiare di primo grado ha o ha avuto quella malattia (sono familiari di primo grado nostro padre e nostra madre, e i loro fratelli, sorelle e zii/zie);
  • quel nostro familiare è stato colpito dalla malattia cardiovascolare in età relativamente giovane (sotto i 55 anni per gli uomini e sotto i 65 anni per le donne).

 

I fattori di rischio modificabili

Anche se “l’età è quella che è”, ci sono fattori di aumento del rischio cardiovascolare sui quali noi stessi possiamo intervenire per modificarli a nostro favore. In altre parole, per questi fattori diminuire il rischio di essere colpiti da malattie cardiovascolari dipende anche noi.

 

Nei confronti dei fattori di rischio modificabili, possiamo fare due cose:

  • assumere i farmaci che ci consiglia il medico;
  • adottare comportamenti che diminuiscono il rischio stesso.

 

 

I fattori di rischio modificabili sono:

  • l’ipertensione arteriosa
  • il colesterolo cattivo
  • il fumo
  • l’obesità
  • la sedentarietà
  • il diabete mellito

 

L’ipertensione arteriosa

Se la nostra pressione massima supera i 140 mmHg o la minima supera i 90 mmHg – e a maggior ragione se entrambe superano le rispettive soglie – siamo ipertesi. L’ipertensione arteriosa è uno fattori di rischio cardiovascolare più importanti. Viene chiamata ‘killer silenzioso’ perché spesso, anche per molti anni, abbiamo la pressione troppo alta ma non ne avvertiamo sintomi.

 

Per questo è importante farsi misurare la pressione dal proprio medico di medicina generale almeno una volta all’anno, specialmente dai 40 anni in su, ma anche prima se abbiamo anche un altro fattore di rischio cardiovascolare o se la nostra pressione è già borderline (massima tra i 130 e i 140 mmHg e/o minima tra gli 85 ed i 90 mmHg).

 

Una dieta corretta, soprattutto con poco sale, e l’attività fisica possono aiutare ad abbassare i valori della pressione, ma nella maggior parte dei casi è necessaria una terapia a base di farmaci. Una volta iniziata la terapia, è molto importante misurarsi quotidianamente la pressione (automisurazione domiciliare) per valutarne l’effetto. Se siamo noi, e non il medico, a misurarci la pressione, i valori da considerare normali sono quelli al di sotto dei 135 e 85 mmHg.

 

 

 

Il colesterolo cattivo

Le nostre cellule contengono due tipi di colesterolo, il colesterolo ‘buono’ (HDL) e il colesterolo ‘cattivo’ (LDL). È quest’ultimo che dobbiamo tenere sotto controllo e mantenere sotto una soglia che dipende dal nostro livello di rischio cardiovascolare:

  • se il nostro rischio cardiovascolare non è elevato, il colesterolo cattivo deve restare sotto i 115 mg/dL;
  • se il nostro rischio è elevato, il colesterolo LDL deve restare sotto i 100 mg/dL;
  • se il nostro rischio è molto elevato o abbiamo già avuto un infarto, un ictus o un’angina, o ci è stato impiantato uno stent, il colesterolo cattivo deve restare sotto i 70 mg/dL.

Il colesterolo cattivo va controllato dopo 3 mesi da quando abbiamo iniziato una dieta che ha lo scopo di ridurlo, o una terapia per ridurre i grassi presenti nel nostro organismo: se il controllo mostra che non abbiamo raggiunto gli obiettivi di riduzione, occorre iniziare o potenziare un trattamento specifico.

 

 

 

Il fumo e l’obesità

Che cos’hanno in comune fumo e obesità, oltre a essere entrambi fattori di rischio modificabili? Sia la sospensione del fumo sia la riduzione del peso corporeo sono fondamentali per ridurre il rischio cardiovascolare.

 

Soprattutto, sia smettere di fumare sia calare di peso dipende da noi, ma in entrambi i casi è possibile anche contare su un supporto medico: nel primo caso, possiamo farci aiutare da un centro di aiuto alla sospensione del fumo, nel secondo da un centro di dietologia.

 

 

 

La sedentarietà

La sedentarietà è un altro nemico del cuore, ma soprattutto è un altro dei fattori di rischio cardiovascolare sui quali possiamo intervenire modificando i nostri comportamenti.

 

Fare attività fisica serve ad ‘allenare’ il nostro sistema cardio-respiratorio facendo funzionare al meglio il cuore (che è una pompa) e facendo in modo che lavori bene insieme ai polmoni. Questo allenamento ha un ruolo preventivo importante, perché evita che insorgano malattie cardiache.

Le attività fisiche più adatte sono quelle che richiedono uno sforzo moderato e senza scatti (ad esempio, camminare, nuotare, andare in bici), e vanno fatte per almeno 30-45 minuti almeno 3 volte a settimana.

 

 

 

Il diabete mellito

La glicemia alta (cioè una forte concentrazione di glucosio del sangue) tipica del diabete mellito è uno dei fattori di rischio più dannosi per le arterie.

 

Se abbiamo questa malattia, quindi, è molto importante anche per ridurre il rischio cardiovascolare che ci facciamo seguire da un diabetologo: uno specialista della alla cura del diabete, infatti, saprà darci i consigli dietetici e terapeutici adeguati al nostro caso e anche al nostro cuore.

 

 



11/04/2019