Una "volata" per la vita

Per fortuna non tutti sono atleti come il Proserpio (“Pedivella” nel giro), che passò dal sellino della sua Colnago, montata Campagnolo, direttamente al lettino della Sala di Emodinamica, dopo la consueta “sgambata” domenicale.
A metà circa dei 90 km programmati, quando quel peso che avvertiva sotto lo sterno ormai da mezz’ora sembrava proprio non voler passare, invece di sedersi a bere il caffè insieme agli altri ciclisti ad un tavolino di un bar della Brianza avrebbe fatto meglio a cercare aiuto.
Non solo. Il Proserpio pensò bene di tornarsene a casa con tutto il gruppone, di pranzare in famiglia e di coricarsi per fare un riposino, così magari sarebbe passato tutto quanto.
In effetti, quando al Pronto Soccorso lo videro arrivare, quasi 4 ore più tardi – naturalmente in bicicletta – nessuno poteva immaginare quale fosse il problema: lui si teneva una mano sul petto, perché il peso era diventato anche più forte, ma gli costò sacrifi cio soprattutto abbandonare la bici in custodia.
Poi l’ECG non lasciò più dubbi sul fatto che si trattasse di un infarto ed il cardiologo emodinamista reperibile fu convocato d’urgenza per quella che si può defi nire un’angioplastica “in volata”.
Dall’inizio dei sintomi alla riapertura della coronaria erano però passate 6 ore: troppe!

Questo del Pedivella è, naturalmente, un caso “limite”, per quanto vero e tragi-comico. Resta il fatto che le persone con sintomi sospetti per infarto che si rivolgono di propria iniziativa al Pronto Soccorso senza chiamare il Servizio 118 sono ancora la maggioranza.
Il rimando è a tutte le situazioni di dolore toracico sospetto,
dal momento che la diagnosi non può essere posta con
certezza a priori.

È compito del cardiologo indirizzare il paziente al tipo di trattamento più indicato per quella determinata circostanza, ma resta al paziente quello di giungere in Ospedale in breve tempo in condizioni di maggior sicurezza e con un apparato organizzativo eventualmente già pronto ad accoglierlo.
Questo è possibile solo attraverso un adeguato ricorso al Servizio di Urgenza ed Emergenza territoriale, il cosiddetto “118”. Campagne di informazione ne sono state fatte, ma la conoscenza del Servizio è ancora scarsa.
Nel 2001 solo il 26% degli “infarti” sono arrivati in Ospedale tramite il 118 ed in particolare in Lombardia – dove la sua distribuzione è capillare. Nel 2003 il 33%. In Lombardia un ECG viene registrato prima dell’arrivo in ospedale solo nel 20% dei casi e, per motivi diversi, viene teletrasmesso (via telefonino, dal luogo dell’intervento ad una Centrale del 118 e ad un’Unità Coronarica) solo 9 volte su 100!
Non fatevi ingannare dall’apparente freddezza delle statistiche: i numeri descrivono la nostra vita più di quanto crediamo e, talvolta, la differenza tra una vita ancora piacevole ed una compromessa sta nei decimali…

È noto che più a lungo dura l’occlusione di una coronaria prima che questa venga riaperta (con un farmaco o con un “palloncino”), tanto maggiore è il danno e peggiore la prognosi, immediata e a distanza. Mediamente, il tempo che passa tra l’inizio dei sintomi di una possibile occlusione coronarica acuta e l’arrivo in Pronto Soccorso è di circa 2 ore (un 48% di pazienti giunge in ospedale davvero entro le prime 2 ore ed un ulteriore 38% vi giunge fra la 2a e la 12a ora, quando minori sono i benefi ci ottenibili dai trattamenti).
Va meglio a chi ha un infarto per strada o in un luogo pubblico, o ha precedenti coronarici, o fattori di rischio conosciuti (il diabete su tutti), o un grado di scolarità elevato.

Disporre di informazioni prima che un paziente giunga in Pronto Soccorso consente di abbattere anche un altro nemico del cuore: il ritardo intraospedaliero.
Se tutto è predisposto, è possibile “saltare” alcuni passaggi intermedi che si frappongono tra una coronaria chiusa ed una aperta (visita in Pronto Soccorso, chiamata ed arrivo del cardiologo, trasporto in Unità Coronarica o in Emodinamica), arrivando direttamente nel luogo prescelto per il trattamento.

In ogni caso, alcune complicanze sarebbero probabilmente evitate – così i decessi e i comi post-anossici conseguenti all’arresto cardiaco che, tra tutte le complicanze, è la più temuta – con l’adesione ad una regola semplice: in caso di necessità comporre 1-1-8. L’intervento di una ambulanza e, se necessario, di un’auto con il medico a bordo, non sono solo un passaporto per un rapido accesso alle cure ma consentono un intervento precoce (defibrillazione, sostegno farmacologico del circolo, controllo del dolore), spesso salvavita.
Pensiamoci…

Autore: Dr. Roberto Pirola