L’uso dell’ecocardiografia nel monitoraggio procedurale in emodinamica e sala operatoria

Negli ultimi anni le opzioni terapeutiche cardiologiche interventistiche e cardiochirurgiche hanno conosciuto una rapida espansione, in termini di numero di procedure e di innovazione tecnologica.

 

La necessità di un supporto diagnostico nella fase preoperatoria e intraoperatoria ha fatto sì che l’ecocardiografia sia diventata la metodica di scelta per la valutazione dei pazienti candidati a tali procedure.

 

Una corretta pianificazione dell’intervento e la valutazione del risultato e della gestione di possibili complicanze sono alcune delle fasi in cui l’ecocardiografista diviene protagonista, agendo in sinergia con l’operatore in sala.

 

Per quanto concerne le procedure effettuate nei Laboratori di Emodinamica, la differenza principale rispetto alle procedure cardiochirurgiche è la mancanza di un contatto visivo e “diretto” con le strutture anatomiche oggetto dell’intervento. Per tale motivo l’ecocardiografia transtoracica e, ancor più, quella con approccio transesofageo e intracardiaco si sono rivelate di estrema utilità, in associazione alla metodica tradizionale della fluoroscopia, per la guida e verifica in tempo reale del gesto dell’operatore. L’utilizzo della metodica 3D per l’ecocardiografia transesofagea ha ulteriormente migliorato la visualizzazione delle strutture anatomiche nella loro reale tridimensionalità.

 

Peculiarità dell'ecocardiografia

La peculiarità dell’ecocardiografia è proprio la visualizzazione in tempo reale delle strutture cardiache e dei device utilizzati nelle varie patologie. Il cardiologo che gestisce l’ecocardiografia interventistica deve avere una particolare esperienza in questo campo e deve sviluppare un particolare affiatamento con l’equipe interventistica. L’opportuno utilizzo delle molteplici opzioni di visualizzazione che l’ecocardiografia offre consente ai medici di raggiungere obiettivi terapeutici e migliorare i risultati, con un grado di invasività diverso rispetto all’opzione cardiochirurgica che rimane tuttavia il gold standard per il trattamento di alcune specifiche patologie.

 

Inoltre, va sottolineato come il paziente candidato a tali procedure necessita di una corretta e approfondita valutazione ecocardiografica preliminare perché sussistano precise caratteristiche tecniche che rendano eleggibile il paziente alla procedura, al fine di arrivare alla programmazione ottimale dell’intervento e al risultato atteso. Chiusura del forame ovale pervio e dei difetti interatriali, chiusura dell’auricola sinistra, correzione percutanea dell’insufficienza mitralica, chiusura dei distacchi protesici, revalving aortico percutaneo/transapicale, impianto di endoprotesi in aorta discendente sono tra le principali applicazioni cliniche dell’ecocardiografia nel monitoraggio intraprocedurale.

 

 


L'ecocardiografia in sala operatoria

 ecocardiografia niguarda

 

 

Anche in Sala Operatoria è riservato grande spazio all’ecocardiografia, questa volta transesofagea o, in casi selezionati, epicardica. Grazie all’uso di software per l’elaborazione dell’immagine derivata dall’acquisizione 3D, di utilizzo più immediato rispetto al passato, è possibile comunicare al cardiochirurgo informazioni che lui andrà a ritrovare a breve sul campo operatorio e supportarlo nelle decisioni successive.

 

Come per il monitoraggio intraprocedurale, la valutazione qualitativa e quantitativa della valvola mitralica fa da padrona in sala operatoria. In caso di insufficienza mitralica degenerativa, la tecnologia 3D più recente offre la possibilità di valutare la posizione dei prolassi e degli inginocchiamenti dei lembi, la misura dell’annulus e di estrapolare altri parametri quantitativi (volume di tenting, distanza di coaptazione, superficie prolassante dei lembi, angolo tra anello mitralico ed aortico, ecc.) che aiutano nella scelta della tecnica ricostruttiva da adottare, del tipo e delle dimensioni dell’anello protesico. I risultati di una resezione del lembo o dell’applicazione delle più innovative neo-corde per “ridurre” il prolasso hanno poi una verifica diretta intra-operatoria.

 

L’insufficienza aortica è un altro esempio di monitoraggio procedurale: la correzione della valvulopatia tramite conservazione delle cuspidi necessita di una conferma intraoperatoria della bontà del risultato che deve essere ottimale in particolare nei pazienti più giovani.

 

Spesso in sala operatoria giungono poi pazienti instabili che necessitano di un intervento urgente: dal paziente con dissecazione aortica acuta, al paziente con distacco o trombosi di protesi, al paziente con endocardite infettiva non controllata. In questi casi le informazioni provenienti dall’ecocardiografia transesofagea si uniscono a quelle provenienti da altre metodiche di imaging ma sono le uniche che in tempo reale accompagnano il chirurgo durante l’intervento.Ormai i cuori artificiali sono una realtà da parecchi anni ed è proprio in sala operatoria che si cerca di ottimizzare il “motore” del cuore artificiale adattando i giri della macchina alle esigenze del paziente prima ancora che egli esca dalla sala operatoria attraverso le immagini “live” provenienti dall’ecocardiografia. In conclusione, il cardiologo esperto di imaging ed in particolare in ecocardiografia è una figura che è sempre più richiesta per il supporto dato durante le procedure; l’esperienza viene spesso maturata “sul campo” e il continuo aggiornamento culturale personale e tecnologico è d’obbligo per mantenere un elevato tasso di successo nei pazienti che entrano nelle nostre sale.

 

Specialisti ecocardiografia Niguarda Milano

 

 

11/05/2020