La prevenzione delle malattie cardiovascolari nei giovani

Sensibilizzare alla prevenzione delle malattie cardiovascolari è un’attività tanto più efficace quanto più è sistematica e continuativa. Ed è proprio per questo che il cosiddetto Progetto Scuola, portato avanti dalla Fondazione A. De Gasperis con l’indispensabile collaborazione dei medici del Dipartimento Cardiotoracovascolare dell’Ospedale Niguarda per indirizzare le generazioni più giovani verso stili di vita corretti, è uno dei più longevi tra quelli realizzati dalla Fondazione: nel 2020 compie 15 anni.

 

Il Progetto Scuola – proposto finora a scuole elementari, medie e superiori di Milano e dintorni – si sostanzia in un incontro volto a far conoscere e ‘assimilare’ i principi fondamentali della prevenzione delle malattie cardiovascolari alle giovani generazioni. Ma, proprio perché il fine è fare in modo che bambini e adolescenti ‘metabolizzino’ i messaggi, non si tratta della classica lezione frontale in cui, semplicemente, il medico prende il posto dell’insegnante.

 

Stefano MarianeschiA spiegarci come si svolgono gli incontri nelle scuole è uno dei ‘veterani’ del progetto, Stefano Marianeschi, specialista in Chirurgia Toracica e Cardiovascolare. “Prima dell’incontro, una breve consultazione ci permette di capire se gli insegnanti hanno già affrontato o meno con gli alunni che incontreremo gli argomenti che ci accingiamo a trattare. In questo modo”, ci spiega, “siamo certi di evitare ripetizioni inutili e noiose. I contenuti e il linguaggio, poi, vengono adattati all’età delle classi. Ma dalla prima elementare alla quinta superiore alcuni meccanismi funzionano sempre”.

 

Il primo, inevitabilmente, è l’interazione. “Abitualmente”, continua Marianeschi, “partiamo sempre con una domanda, e tanto meglio se sorprende. Quando chiediamo, ad esempio, «Qual è la principale causa di mortalità in Italia secondo voi?», riceviamo le risposte più disparate. Ma, appena segnaliamo che si tratta delle patologie cardiache, la reazione è di stupore generale. E lo stupore genera attenzione e curiosità, due ingredienti fondamentali per “far passare” le indicazioni relative alla prevenzione”. Un’altra leva che favorisce l’efficacia dell’intervento è andare sul terreno del vissuto personale di bambini e ragazzi. Al punto che spesso sono loro a ‘calare la teoria nella pratica’. “Tante volte sono loro stessi a rendersi conto che stiamo parlando di qualcosa che li riguarda da vicino e che è presente anche nel loro ambiente familiare. «Quella lì», capita di sentirmi dire, «è la malattia che ha mio nonno». Oppure «Anche mia mamma ha fatto questo esame». Allora scattano le domande, la voglia di saperne di più. I ragazzi più grandi sono più stimolati da problematiche come il nesso tra fumo, alcol o altre sostanze e il rischio di patologie cardiovascolari, i più piccoli sono affascinati dal racconto e dall’‘esplorazione’ del cuore. E in entrambi i casi le immagini sono un alleato prezioso, che sia un personaggio a fumetti che insegna come funziona il muscolo cardiaco, o la foto dei polmoni di un fumatore”.

 

“Oltre a ‘insegnare’ quali abitudini e comportamenti adottare o evitare per voler bene al proprio cuore, dagli interventi nelle scuole anche noi medici impariamo qualcosa di importante”, conclude Marianeschi. “Il grande altruismo dei ragazzi. Uno dei momenti nei quali bambini e adolescenti mostrano un coinvolgimento che va al di là del semplice interesse è quello in cui spieghiamo loro come intervenire nel caso si trovassero alle prese con una persona che ha un attacco cardiaco. L’idea di poter ‘fare qualcosa’ per qualcuno, e magari addirittura salvargli la vita, li entusiasma. E, quando facciamo sperimentare loro le manovre salvavita sul manichino che portiamo in classe, i volontari non mancano mai”.

 

12/04/2020