Lipoproteina e malattie cardiovascolari

Le malattie cardiovascolari sono la principale causa di mortalità nel mondo occidentale. L'aterosclerosi, ovvero la formazione di placche all’interno delle arterie, gioca il ruolo principale nel determinare la maggior parte degli eventi cardiovascolari tra cui si annoverano, insieme ad altri, l'infarto miocardico e l'ictus.


Molteplici fattori possono contribuire alla formazione di queste placche e alla loro successiva progressione, causando nel corso del tempo, restringimenti sempre maggiori dei vasi. I determinanti del rischio aterosclerotico si dividono in due grandi gruppi: quelli non modificabili come l'età o la familiarità e quelli modificabili, cioè quelli su cui possiamo intervenire con un cambiamento nello stile di vita o con la terapia farmacologica. I principali "esponenti" del gruppo dei fattori modificabili sono: fumo, ipertensione, diabete e ipercolesterolemia; tutti questi sono noti da tempo e la ricerca nel corso degli anni ci ha fornito armi efficaci per il loro controllo.


Un elemento nuovo sta però emergendo dagli ultimi studi e sembra ricoprire un ruolo notevole. La lipoproteina A, infatti, pare essere un fattore determinante nel 25% dei pazienti con infarto miocardico acuto, per un numero assoluto di eventi molto elevato; stiamo quindi parlando di un impatto enorme sulla saluta pubblica.

 

La lipoproteina A è una molecola formata da una componente lipidica ovvero “grassa” e una componente proteica; il suo particolare assetto la rende molto pericolosa in quanto è stata dimostrata essere spiccatamente pro-trombotica, pro-infiammatoria e pro-aterogena; queste tre caratteristiche insieme la rendono capace di depositarsi con grande facilità nelle arterie, formando peraltro placche poco stabili col rischio di rottura e quindi di insorgenza di un evento acuto cardiovascolare grave.

 

Gli studi hanno solidamente dimostrato che un aumento dei valori circolanti di questa molecola è direttamente correlato col rischio di infarto e morte.

 

Un altro aspetto importante, recentemente evidenziato, è il fatto che i valori plasmatici di questa molecola siano geneticamente determinati e non dipendano dalla nostra alimentazione, motivo per cui per abbassarne i livelli non è utile nessun tipo di dieta, bensì l'unico aiuto che possiamo ricevere è solo di natura farmacologica. I farmaci attualmente in commercio non sono in grado di determinare una riduzione significativa dei valori di lipoproteina A, l'unico trattamento efficace fino ad ora è l'aferesi, una specie di dialisi della proteina, che però viene praticata solo in pochi centri ed è di difficile applicabilità su larga scala.

 

La risposta al problema del trattamento arriva dalla ricerca, è infatti già in fase III di studio (l’ultima prima dell’approvazione del farmaco) un oligonucleotide antisenso in grado di bloccare la sintesi cellulare della lipoproteina A. L’oligonucleotide agisce come una sorta di esca legando l’RNA messaggero e degradandolo, impedendo così all’informazione genetica di essere tradotta per formare la lipoproteina A. Lo studio come già anticipato è in fase avanzata, e si tratta di un lavoro multicentrico internazionale che vede il nostro ospedale come capofila italiano. Se le speranze dovessero essere confermate avremmo a disposizione uno strumento potente in grado di ridurre notevolmente la lipoproteina A circolante nei soggetti con valori aumentati, proteggendoli in questo modo da pericolosi eventi cardiovascolari. Il tempo, come sempre, sarà giudice imparziale; non ci resta che attendere e sperare ancora una volta nella ricerca.

 

Filippo Leidi (specializzando Cardiologia) ed Alessandro Maloberti

con il contributo della prof.ssa Cristina Giannattasio

 



26/10/2021