La salute del cuore in tre tazze di tè

Secondo un recente studio pubblicato sullo European Journal of Preventive Cardiology*, rivista ufficiale della Società Europea di Cardiologia, le persone che bevono tè almeno tre volte alla settimana vivono più a lungo e in condizioni di salute migliori.

 

Già diversi studi precedenti avevano valutato l’associazione tra consumo di tè, patologie cardiovascolari e mortalità, ma l’ampiezza della nuova ricerca – che ha coinvolto oltre centomila persone – non ha precedenti. A svolgerla è stata l’Accademia cinese di scienze mediche di Pechino in un Paese, la Cina, che è il maggior consumatore al mondo di tè, con oltre 70 miliardi di litri di tè caldo e oltre 15 miliardi di litri di tè freddo l’anno (dati Euromonitor International).

 

Che cosa dice lo studio

Il consumo di tè è stato associato a un ridotto rischio di malattie cardiovascolari aterosclerotiche e di mortalità, soprattutto tra i consumatori abituali. In altre parole, per costoro l’aspettativa di vita in buona salute è risultata più elevata.In particolare, i consumatori abituali di tè hanno mostrato un rischio inferiore del 20% di sviluppare malattie cardiache e ictus, del 22% di un attacco di cuore fatale e del 15% di mortalità.

 

Come si è arrivati a queste conclusioni?

Lo studio, avviato nel 1998 e proseguito per oltre sette anni, ha preso in esame 100.902 cinesi adulti, ripartiti in due gruppi: bevitori di tè tre o più volte a settimana (bevitori abituali) e non bevitori o bevitori meno di tre volte alla settimana. Le informazioni sul consumo di tè sono state raccolte e monitorate attraverso questionari standardizzati e i risultati sono stati identificati intervistando i partecipanti allo studio o i loro rappresentanti, e analizzando i registri ospedalieri e/o i certificati di morte.

 

Un’ulteriore conferma

Nel 2003 l’Accademia cinese di scienze mediche di Pechino ha avviato un’altra ricerca, questa volta su un sottogruppo di 14mila persone che facevano già parte del campione dello studio precedente. Per i partecipanti che hanno mantenuto l’abitudine di bere tè in entrambi gli studi, il rischio di avere un malore dovuto a malattia cardiaca e ictus è risultato inferiore del 39%, quello di un attacco fatale di cuore del 56% e quello di mortalità del 29%, rispetto a coloro che non hanno mai o raramente bevuto tè. Inoltre, sempre rispetto a questi ultimi, i bevitori abituali potrebbero sviluppare malattia cardiovascolare aterosclerotica 1,41 anni dopo o morire 1,26 anni dopo (il riferimento è a un’età indice di 50 anni).

 

I polifenoli, arma vincente del tè verde

Va precisato che i risultati della ricerca hanno evidenziato come la riduzione significativa di problemi cardiovascolari e mortalità sia connessa al tè verde; un numero insufficiente di consumatori di tè nero all’interno del campione non ha invece consentito di formulare considerazioni analoghe per questa bevanda.Gli effetti benefici per la salute sarebbero dovuti ai principali componenti bioattivi contenuti nel tè, e in particolare proprio nel tè verde: i polifenoli, che proteggono contro le malattie cardiovascolari e i loro fattori di rischio, come ipertensione e colesterolo.

L’organismo umano, però, non è in grado di mantenere questi componenti al proprio interno nel lungo periodo, il che spiegherebbe perché i benefici sono risultati maggiori per i bevitori abituali che facevano uso di tè verde da lungo tempo, e comunque per tutta la durata della ricerca. Per ottenere un effetto cardioprotettivo, in altre parole, bere tè dovrebbe diventare un comportamento abituale che si porta avanti nel tempo.

 


Oriente e Occidente, modelli culturali a confronto

Secondo gli estensori dello studio, i suoi risultati e le indicazioni conseguenti potrebbero essere generalizzabili per gli adulti cinesi in generale o per altre popolazioni dell’Asia orientale con abitudini alimentari e di consumo di tè simili.Gli stili di vita e i modelli di consumo alimentari diffusi in Occidente, invece, sono troppo diversi perché da questa ricerca nello specifico si possano trarre conclusioni scientificamente valide anche per noi.

Ma resta il fatto che i risultati confermano e consolidano l’evidenza del ruolo benefico del consumo di tè già rilevata in studi precedenti anche nel contesto occidentale. Considerando che noi italiani consumiamo in media 70 grammi di tè all’anno, potrebbe comunque essere utile berne qualche tazza in più.

 

 

* Tea consumption and the risk of atherosclerotic cardiovascular disease and all-cause mortality: The China-PAR project, by Xinyan Wang, Fangchao Liu, Jianxin Li et al., in European Journal of Preventive Cardiology, First Published January 8, 2020.

 

16/04/2020