Diabete e rischio cardiovascolare: quale correlazione?

Diabete e cuore

 

La Giornata mondiale del diabete (WDD), creata nel 1991 dall’International Diabetes Federation e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in risposta alle preoccupazioni sempre più forti per la crescente minaccia per la salute rappresentata dal diabete, è la più ampia campagna di sensibilizzazione al mondo su questa malattia.

 

Viene celebrata ogni anno il 14 novembre per attirare l’attenzione su questioni di fondamentale importanza per il mondo del diabete e per mantenere questa patologia saldamente sotto i riflettori.

 

Cogliamo quindi l’occasione per proporre una riflessione sul tema “Diabete e cuore”, partendo dalla consapevolezza che oggi il diabete rappresenta un pericolosissimo fattore di rischio cardiovascolare.

 

Lo facciamo con l’aiuto della dottoressa Olga Disoteo, diabetologa del Dipartimento Medico Polispecialistico dell’Ospedale Niguarda.

 

Olga Eugenia DisoteoQual è il rapporto tra diabete e patologie cardiovascolari?

Tra diabete e patologie cardiovascolari esiste un rapporto causa-effetto bidirezionale. Ad esempio, un soggetto iperteso sviluppa il diabete con una frequenza doppia rispetto alla popolazione generale. E il solo fatto di avere fattori di rischio cardiovascolare fa aumentare le possibilità di ammalarsi di diabete. Nella direzione opposta, il diabete è a sua volta annoverato tra i fattori di rischio delle patologie cardiovascolari: in altre parole, il paziente con diabete va incontro a malattie cardiovascolari con una prevalenza maggiore rispetto alla popolazione generale.

 

Quanto pesano reciprocamente i due fattori?

È un valore difficile da determinare, tanto diabete e patologie cardiovascolari si danno manforte nell’alimentare un circolo vizioso a danno del paziente. Per avere un ordine di idee, secondo il recente Italian Diabetes Barometer Report 2021 il diabete aumenta del 300% il rischio di infarto e di quattro volte il rischio di cardiopatie. In termini non numerici, possiamo ragionevolmente considerare ad altissimo rischio cardiovascolare un paziente diabetico quando si associano più fattori “classici” di rischio: ipertensione, fumo, dislipidemia e obesità.

 

Quali sono le principali cause del diabete? Si può prevenire?

Prima di tutto, una precisazione. In relazione alle patologie cardiache ci riferiamo al cosiddetto diabete di tipo 2, quello che riguarda la stragrande maggioranza dei diabetici, che è connesso alla presenza di insulino resistenza periferica che ostacola il corretto impiego dell’insulina da parte dell’organismo. Quanto alle cause, il diabete di tipo 2 è una malattia che spesso vede una familiarità che non sempre permette di fare una completa prevenzione: tuttavia nei contesti familiari nei quali è nota la presenza di diabete mellito tipo 2, porre la giusta attenzione ad uno stile di vita sano può aiutare a ritardare l’insorgenza della malattia o rallentarne lo sviluppo.

 

Che cosa si intende quando si dice che “il diabete è una malattia dei nostri tempi”?

A volte si parla del diabete anche come “malattia del mondo occidentale”, ma in termini di diffusione della patologia, purtroppo, anche i Paesi emergenti seguono a ruota. Semplicemente, sempre più spesso e in aree sempre più vaste del pianeta adottiamo, purtroppo a tutte le età, uno stile di vita – sedentarietà, alimentazione mordi e fuggi e altre “cattive” abitudini – che ci porta a ingerire calorie in eccesso a fronte di un dispendio energetico che tende a ridursi. Nei nostri modelli di sviluppo, ad esempio, la componente di “fatica” che fino ad alcuni decenni fa faceva parte dei cosiddetti lavori manuali si è spostata progressivamente dalle persone alle macchine: senza dubbio un progresso, ma con esso è venuta meno un’opportunità importante di consumo energetico che spesso, nella quotidianità dei giorni nostri, non trova corrispettivo in altre attività che svolgano questa funzione con la stessa intensità.

 

Torniamo all’accoppiata “diabete-cuore”: che cosa possiamo fare nella vita di tutti i giorni?

Se è di qualche utilità nei casi di familiarità con il diabete, adottare uno stile di vita sano vale a maggior ragione per coloro che non si trovano in questa condizione. Tradotto in pratica, si tratta di sviluppare fin dall’età giovanile comportamenti – mangiare sano, muoversi, non fumare, non bere alcolici – che contrastano i fattori di rischio tanto delle patologie cardiache quanto del diabete. Per quanto riguarda quest’ultimo, poi, è bene sottoporsi ad un primo esame glicemico almeno intorno ai quarant’anni di età se non si è avuta l’occasione di farlo prima: il diabete di tipo 2 è una patologia subdola, perché spesso resta asintomatico e quando cominciamo ad avvertirne i segnali ha già fatto troppa strada all’interno del nostro organismo.

 

 



14/11/2021