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Fibrillazione Atriale

La fibrillazione atriale rappresenta l'aritmia più frequente e consiste in un movimento scoordinato e caotico delle cavità atriali che si traduce nella perdita della contrazione degli atri stessi e del controllo delle pulsazioni del cuore che aumentano notevolmente di frequenza.

La fibrillazione atriale può insorgere isolatamente in assenza di malattie cardiache organiche palesi, e ciò si verifica più spesso con l'età avanzata o in presenza di malattie organiche, quali ad esempio le valvupatie mitraliche. La fibrillazione atriale può avere come diretta conseguenza una tachicardia sintomatica (batticuore), lo scadimento della funzione contrattile del cuore, il rischio di formazione di trombi entro la cavità atriale sinistra, a causa del rallentamento della circolazione. Altre conseguenze negative indirette sono costituite dai rischi relativi alla terapia antiaritmica e anticoagulante.

Circa il 90% dei pazienti in fibrillazione atriale cronica prima di un intervento cardiochirurgico attuato per la correzione di un vizio mitralico o di altra patologia, rimane in fibrillazione dopo l'intervento chirurgico. Questi pazienti permangono a rischio di eventi tromboembolici e hanno una prognosi meno favorevole rispetto ai pazienti in normale ritmo sinusale.

Agli inizi degli anni 90 il dr. JL Cox mise a punto una tecnica chirurgica finalizzata al trattamento specifico della fibrillazione atriale applicata inizialmente a pazienti con fibrillazione atriale isolata, e successivamente estesa a pazienti fibrillanti, operati per la correzione di altre malattie cardiache. La procedura chirurgica del dr. Cox ha dato risultati incoraggianti in termini di ripristino del normale ritmo sinusale, ottenibile nel 70-85% dei casi trattati, tuttavia si è dimostrata non priva di inconvenienti a causa della invasività della metodica che prevede estese e numerosi incisioni lineari delle camere atriali, atte a formare un labirinto che isoli i circuiti elettrici responsabili della fibrillazione atriale. Inoltre comporta elevati tempi chirurgici e rischi operatori tali da giustificare la sua sporadica applicazione. Negli ultimi anni gli studi elettrofisiologici, eseguiti sulla propagazione degli stimoli elettrici nel cuore e sui siti di insorgenza di aritmie quali la fibrillazione atriale, hanno dimostrato come, in presenza di valvulopatia mitralica, i disordini elettrici alla base della fibrillazione traggano origine in determinati siti della parete atriale sinistra posteriore, specie intorno allo sbocco delle vene polmonari e alla base dell'auricola sinistra, e questa condizione può essere trattata con il solo isolamento dell'atrio sinistro. Allo stesso modo la fibrillazione atriale presente in malattie organiche che coinvolgono soprattutto la cavità atriale destra, quali ad esempio il difetto interatriale, può essere trattata efficacemente isolando, in modo opportuno, il solo atrio destro.

Questa semplificazione nell'interpretare i meccanismi di insorgenza della fibrillazione atriale ha consentito una minore invasività dell'atto chirurgico, rendendo obsolete le tecniche più complesse fino ad ora in uso, sia pure con limitata diffusione.
A rendere ancora più agevole l'approccio chirurgico alla fibrillazione atriale ha contribuito l'arricchimento dell'armamentario chirurgico a disposizione che consente di semplificare ulteriormente le procedure, riducendone invasività e rischi. La chirurgia delle aritmie si avvale oggi di strumenti quali la crioblazione, cioè l'utilizzo di sonde capaci di raffreddare fino a temperatura di -60C° e quindi neutralizzare i siti aritmogeni.
Alcune esperienze preliminari hanno recentemente dimostrato l'efficacia clinica dell'utilizzo di lesioni lineari attuate a cuore aperto, con applicazione di radiofrequenze, già utilizzate dai cardiologi per il trattamento non chirurgico di altre aritmie, in grado di "folgorare" gli stessi siti aritmogeni e di ripristinare il normale ritmo sinusale.

Presso il Centro De Gasperis è iniziata, da alcuni mesi, l'applicazione di un protocollo chirurgico finalizzato al trattamento della fibrillazione atriale in pazienti sottoposti a intervento di chirurgia della mitrale o di chiusura di difetto interatriale. I primi risultati sono incoraggianti e vi sono da attendere ulteriori progressi dopo la disponibilità di sonde per l'applicazione delle radiofrequenze.

Autore: Corrado Taglieri