Infarto miocardico nella donna

Nella donna l'infarto miocardico presenta singolari caratteristiche sia per motivi epidemiologici che prognostici e terapeutici.

Prima della menopausa, ossia prima dei 45 anni, l'infarto è un evento raro: l'incidenza maschile è di 8/100.000 casi annui, mentre quella femminile di 4/100.000. In generale, l'infarto giovanile incide del 6-7% sugli infarti totali, ma comporta dei grossissimi costi sociali, in quanto colpisce l'individuo in piena attività produttiva.

Per di più, nelle donne giovani l'IMA presenta una mortalità doppia rispetto a quella riscontrata negli uomini e comunque si tratta di un fenomeno in aumento.

Dal 1982 è stato registrato un raddoppio dei casi. Quali i motivi? Certamente le donne hanno assunto uno stile di vita simile a quello dell'uomo e questo può aver contribuito a renderle più esposte a questa patologia. Inoltre, le donne fumatrici sono in costante aumento e pare anche che non riescano a smettere facilmente. Se aggiungiamo, poi, diabete, ipertensione e dieta scorretta (poche vitamine e molti grassi saturi) abbiamo tracciato il quadro completo della situazione. Esiste un ulteriore fattore da segnalare: l'uso della pillola anticoncezionale che, dopo i 35 anni, in donne fumatrici, in sovrappeso e ipertese, potrebbe costituire un problema.

Ma, come abbiamo già sottolineato, il periodo postmenopausale, in cui viene a mancare la protezione degli estrogeni, è quello che fa registrare una vera impennata di casi di infarto tale da eguagliare l'incidenza nel sesso maschile e addirittura superarla oltre i 75 anni.

Ma perché una donna colpita da infarto muore di più? I motivi sono legati a caratteristiche di rischio associabili ad una più elevata mortalità:

  • presenza di diabete e ipertensione;


  • presenza di scompenso cardiaco o shock;


  • predisposizione genetiche - in donne giovani- legate a polimorfismi o mutazioni genetiche che tendono ad accentuare la formazione di trombosi coronariche;


  • cause sociali - in genere la donna si presenta all'ospedale molto dopo l'insorgenza dei primi sintomi, che tende a misconoscere;


  • Queste ultime ragioni spiegano perché alla donna vengono spesso negate terapie collaudate come la trombolisi o l'angioplastica primaria che, se effettuate nelle prime ore, sono importantissime nel ridurre sia la mortalità acuta che a distanza.
    Per quanto riguarda la trombolisi, bisogna ammettere però, che anche il medico può faticare a diagnosticare un IMA, perché nella donna non è detto che si presentino i classici sintomi quali il dolore costrittivo al petto.

    Va aggiunto che i dati di diversi lavori indicano che, anche se efficace, si associa ad un più alto rischio di complicanze emorragiche, di ictus e di reinfarto. L'angioplastica, invece, è efficace nella donna quanto nell'uomo anche se, nella donna sono maggiori le complicanze vascolari locali.

    L'IMA nella donna è quindi una realtà diversa in parte per caratteristiche biologiche, che dovranno essere studiate e meglio comprese per avere delle manovre terapeutiche efficaci, in parte per motivi culturali, perché vengono sotto utilizzate procedure diagnostiche e terapeutiche che sono importanti per migliorare la prognosi.

    Pertanto, è fondamentale che la classe medica prenda coscienza subito delle diverse problematiche tra uomo e donna infartuati al fine di consentire a quest'ultima una migliore qualità di vita e di ridurre i casi di decesso.