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Fibrillazione Atriale: Palpitazioni da sovrappeso

Palpitazioni, tachicardia, fibrillazione atriale, sono i termini scientifici per indicare l’accelerazione del battito cardiaco. Il cuore batte normalmente con 60-80 pulsazioni al minuto, ma se si verifica una fibrillazione atriale, la frequenza può arrivare a 300-600 battiti al minuto, con serie conseguenze, di cui la prima è la perdita di efficienza nel pompare il sangue fuori dal cuore. A ogni battito cardiaco, quindi, residui di sangue potrebbero restare negli atri, ristagnare e, nel tempo, formare coaguli. In ogni caso, si abbassa la quantità di sangue ossigenato in circolazione. Chi soffre di questa aritmia ha un rischio cinque volte più alto di andare incontro a ictus.
Altri possibili fattori che contribuiscono all’insorgenza dell’aritmia, possono essere la dieta, l’apnea notturna e il tono del sistema nervoso autonomo (che controlla gli organi vitali), elementi che caratterizzano il quadro clinico di una persona obesa. Oltre a confermare un sospetto, i risultati ottenuti da diversi studi forniscono una proiezione di come si potrebbe estendere il fenomeno, considerato che negli Stati Uniti il tasso di obesità dovrebbe raddoppiare entro il 2050. Non è un caso, quindi, che anche i casi di fibrillazione atriale siano in aumento nella popolazione americana. Non ci sono ancora studi focalizzati sull’effetto del calo di peso corporeo, tuttavia sono noti casi in cui i pazienti che perdevano peso beneficiavano di una riduzione della fibrillazione, e al momento questo rimane la strategia principale per gestirli.

Autore: Patrizia Valentina Arcuri