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Quando una cardiopatia è diagnosticata in utero

L’ecografia fetale è divenuta ormai un esame insostituibile nel monitoraggio della gravidanza.
Tra la 18° e 21° settimana di gestazione viene eseguita la così detta ecografi a morfologica che ha lo scopo di individuare oltre al regolare sviluppo fetale soprattutto l’eventuale presenza di malformazioni a carico dei vari organi e apparati. Una valutazione molto attenta in questa fase viene rivolta al cuore e ai vasi ad esso connessi. L’incidenza delle cardiopatie congenite è circa dell’otto per mille, e il loro spettro è molto ampio andando da forme molto semplici che non richiederanno mai alcun provvedimento a forme viceversa estremamente complesse ma fortunatamente rare e per le quali è prevedibile solo una parziale correzione con risultati a distanza ancora incerti. Tra questi due estremi vi è la maggior parte delle cardiopatie congenite che è invece riconducibile ad una correzione spesso chirurgica e più raramente transcatetere, con risultati a distanza molto buoni. Non è poi eccezionale che una cardiopatia si associ ad altre malformazioni e/o ad anomalie cromosomiche, quest’ultime andranno sempre escluse facendo ricorso all’amniocentesi (prelievo di liquido amniotico) oppure alla funicolocentesi (prelievo diretto di sangue fetale).
Il riscontro di una malformazione fetale e in particolare di una cardiopatia è un evento fortemente traumatico per la coppia di genitori, che dalla gioia di avere un fi glio passano all’angoscia e allo sconforto di saperlo malato. Diviene a questo punto cruciale il ruolo del cardiologo pediatra che innanzitutto, collaborando col ginecologo nell’esecuzione dell’ecocardiografi a fetale, deve giungere a una precisazione della cardiopatia presente, e successivamente incontrandosi con la coppia deve spiegare in modo semplice ma completo quali sono le caratteristiche della malformazione presente, come potrà venire risolta con quali rischi e con quali risultati, descrivendo anche dal punto di vista pratico quello che succederà dopo il parto. Il colloquio con i genitori non deve essere affrettato e deve consentire loro di esprimere tutti i dubbi e perplessità; una informazione corretta e completa permette infatti alla coppia di prepararsi e affrontare con maggior serenità e consapevolezza un cammino che a volte potrà essere in salita.
Molto difficile è il momento in cui vengono ritrovate malformazioni severe con prognosi incerta oppure concomitino anomalie cromosomiche, in questi casi infatti la legge permette che si possa ricorrere entro la 24° settimana di gestazione, all’aborto terapeutico. Queste situazioni sono estremamente delicate, e spesso è difficile non essere coinvolti dal punto di vista umano. In questi casi però il medico deve sforzarsi di essere il più possibile imparziale, il suo ruolo è quello di fornire alla coppia tutte le informazioni necessarie a capire a fondo la cardiopatia presente e la sua prognosi. E’ infatti esclusivamente alla coppia, debitamente informata e se necessario supportata dal punto di vista psicologico, che spetta in base ai propri convincimenti etici e religiosi, decidere se proseguire o interrompere la gravidanza, ed è infatti la coppia che vive direttamente le conseguenze in bene e in male delle decisioni prese.
Se attualmente il riscontro in utero di una cardiopatia ha come principali effetti pratici quelli da una parte di preparare i genitori ad affrontare in modo più consapevole le problematiche cardiologiche del proprio fi glio e dall’altra di programmarne la nascita in Centri dove sia possibile garantire una assistenza cardiologica completa; la speranza è che la medicina progredisca velocemente nelle sue conoscenze e che non sia lontano il giorno in cui sia possibile trattare in utero al primo loro manifestarsi quelle anomalie con prognosi attualmente non molto favorevole, in modo che ad ogni bimbo possa essere data la possibilità di perdersi nello sguardo sereno e amorevole della propria mamma.

Autore: Dottor Gabriele Vignati