A nome di tutti gli autori e dei medici del Dipartimento Cardiologico
“Angelo De Gasperis”, ho il piacere di presentare la terza edizione del
Manuale di Terapia Cardiovascolare. Rispetto all’edizione del 2006, sono
stati aggiunti cinque capitoli che completano l’offerta informativa su
aspetti clinici importanti:
- complicanze emorragiche ed ematologiche delle terapie antitrombotiche;
- ruolo della cardiochirurgia nel trattamento delle aritmie;
- cardiopatie congenite dell’adulto;
- la gravidanza nella donna con cardiopatia;
- presente e futuro della genetica nella terapia cardiovascolare.
Gli altri capitoli sono stati aggiornati e per lo più riscritti ex novo per
colmare lacune esistenti e includere importanti evoluzioni degli ultimi
anni. Tra i capitoli che hanno subito modifiche importanti, segnalo:
- il capitolo 4, in cui è stata aggiunta una parte sulla riabilitazione
cardiologica;
- il capitolo 9, che descrive la complessità di presentazione e di
strategie terapeutiche nell’insufficienza cardiaca;
- i capitoli 24 e 25, che hanno inserito le indicazioni e i risultati
attuali dell’interventistica percutanea nelle valvulopatie;
- il capitolo 26, con un’importante aggiunta sulla terapia endovascolare
delle patologie dell’aorta toracica;
- il capitolo 40, che ha aggiunto alla terapia dell’ictus ischemico un
inquadramento terapeutico dei TIA, il trattamento delle stenosi e
delle dissecazioni carotidee e quello dell’emorragia cerebrale;
- il capitolo 41, che ha aggiunto dettagliate indicazioni per la gestione
peri-operatoria della terapia antitrombotica in chirurgia non
cardiaca.
Il contesto attuale di evoluzione della terapia cardiovascolare presenta
aspetti critici. Lo sviluppo di nuovi farmaci per le patologie di maggior
impatto epidemiologico è sempre più difficoltoso, come dimostrato
dalla mancanza di nuove terapie di largo impiego nei quattro anni che
separano la presente edizione del Manuale dalla precedente. Le poche
new entries costituiscono per lo più miglioramenti marginali, ancorché
significativi, rispetto ai farmaci preesistenti, con l’unica eccezione di dabigatran che, semplificando la terapia anticoagulante orale, prospetta
un significativo miglioramento della qualità della vita per milioni di pazienti.
Alcuni farmaci promettenti nella terapia delle disfunzioni metaboliche
di maggior impatto cardiovascolare hanno subito tracolli
inattesi in fase avanzata di sviluppo o poco dopo la commercializzazione,
in base a un margine terapeutico ristretto o a dati fragili di
farmacovigilanza. È palese che, dopo trent’anni di rivoluzioni farmacologiche
che hanno contribuito a migliorare drammaticamente la
prognosi delle malattie cardiovascolari, c’è ora grande cautela da parte
delle agenzie regolatorie nei confronti di nuovi farmaci più costosi o
con un fragile equilibrio tra efficacia e sicurezza. In parte, però, la precarietà
dei nuovi farmaci risiede nella loro breve durata di redditività
commerciale imposta dalla scadenza del brevetto: lo sviluppo segue
tappe forzate, con scarsa definizione del profilo farmacologico, e la
ricerca successiva non trova le motivazioni necessarie a definire con
sufficiente evidenza le modalità d’impiego di farmaci con grande potenzialità.
Eppure, la documentazione delle terapie farmacologiche è la migliore
attualmente disponibile, perché comunque basata su ampie sperimentazioni
cliniche vagliate con gran cura dalle agenzie regolatorie. Purtroppo
e inspiegabilmente, lo sviluppo di device non segue lo stesso
rigore, potendosi applicare a un gran numero di pazienti protesi o apparecchiature
elettroniche documentate per neutralità biologica in
piccole serie di casi, ma senza una minima valutazione del rapporto
rischio/beneficio e costo/beneficio. Questo limite è ancora maggiore
per le terapie chirurgiche, campo in cui le sperimentazioni cliniche controllate
costituiscono l’eccezione piuttosto che la regola. Per non parlare
delle indagini diagnostiche sia biochimiche che di imaging, il cui costo
sta lievitando più di quello delle cure, senza che sia vagliato il valore
decisionale aggiunto rispetto alla diagnostica consolidata. Il risultato
di questa complessità è l’attuale difficoltà in cui si muovono le lineeguida
di pratica clinica, in cui una gran parte delle raccomandazioni
non sono sostenute da soddisfacenti livelli di evidenza, anche per patologie
epidemiologicamente dominanti.
Non è facile immaginare una via d’uscita da questo modo imperfetto di
costruire cure migliori, perché pochissima ricerca clinica viene fatta al
di fuori degli stretti binari imposti dall’industria, per la scarsa volontà
e capacità delle società scientifiche nel progettare studi indipendenti
di reale impatto clinico, per l’incapacità da parte del decisore pubblico
di valutare l’appropriatezza delle procedure diagnostiche e terapeutiche
e di riservare i finanziamenti a quelle di provato valore. È sotto gli occhi
di tutti che, laddove questo sforzo congiunto è stato prodotto (basti
pensare alla terapia dell’infarto miocardico acuto, con la completa riorganizzazione
delle strategie terapeutiche), il balzo in avanti è stato
rapido.
In questo contesto, in controtendenza rispetto al trend tecnocratico
degli ultimi decenni, assume crescente importanza il ruolo del giudizio
clinico nel saper scegliere la migliore cura per il singolo paziente,
avendo la cultura, l’esperienza e il coraggio per gestire i casi più complessi,
e rifuggendo dall’eccessiva medicalizzazione di quelli semplici.
Dall’inizio di agosto del 2010, il “De Gasperis” come edificio in cui sono
state sperimentate nuove cure per le malattie cardiovascolari complesse
è stato abbandonato. Le sale operatorie in cui decine di migliaia di pazienti
hanno ricevuto importanti “pezzi di ricambio”, o addirittura un
cuore nuovo in cambio di quello definitivamente insufficiente, sono
state chiuse. Nel contesto maggiormente multidisciplinare del “Nuovo
Niguarda”, come richiesto dall’evoluzione epidemiologica evidente nei
nostri pazienti, questo Manuale vuole essere una prova solida della continuità
culturale che ha caratterizzato il “De Gasperis” nei suoi 50 anni
di storia.
Stefano Savonitto