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Ogni medico dovrebbe saper curare i propri malati secondo cultura
ed esperienza. Quest’ultima ha a che fare con l’istinto e con quanto
si è appreso da una lunga storia di casi simili affrontati di persona
o dai propri colleghi. La medicina cardiovascolare è stata tra le prime
discipline cliniche ad applicare sistematicamente e su grandi numeri
la verifica sperimentale delle terapie, attraverso studi clinici
controllati su migliaia di pazienti prima di entrare nella pratica clinica
comune. Questo metodo di lavoro ha permesso, insieme alla
sempre più rapida evoluzione tecnologica, straordinari passi avanti
nella terapia delle malattie cardiovascolari.
Nel contempo, la solidità dei dati che hanno portato alle nuove
acquisizioni terapeutiche è stata sempre una base formidabile di evidenza
di quanto la sfida fosse ancora grande, la prognosi delle malattie
cardiovascolari suscettibile di miglioramento, e di quanto spazio
fosse ancora disponibile per medici appassionati e volenterosi in
grado di forzare energie economiche e scientifiche nella direzione
dell’ulteriore passo avanti. Nel nostro Dipartimento, cui sempre più
spesso accedono pazienti che hanno sperimentato i successivi gradini
delle cure mediche e chirurgiche, ogni giorno abbiamo occasione
di constatare l’inadeguatezza delle pur sofisticate, impegnative e
costose terapie di cui disponiamo, che pure erano impensabili fino
a pochi anni fa. Da qui la continua ricerca di soluzioni terapeutiche
in grado di offrire ulteriore speranza ai nostri pazienti.
L’invecchiamento della popolazione e la selezione della casistica
che giunge nei nostri reparti implicano un crescente grado di complessità
delle cure, con la necessità di una collaborazione sempre più
costante tra diversi specialisti sia nell’ambito cardiovascolare che al
di fuori: internista, ematologo, diabetologo, nefrologo, infettivologo,
citando solo alcuni tra quelli con cui collaboriamo quotidianamente.
Un primo scopo di questo manuale di terapia è migliorare la
comunicazione nei confronti degli specialisti di area non cardiovascolare.
Un secondo scopo è quello di ridurre lo scollamento tra chi cura
il malato durante le fasi acute e chi si occupa della fase cronica delle
malattie cardiovascolari. Il lavoro svolto in Ospedale è solo una
parte, e certamente non la più importante dal punto di vista epidemiologico,
della lotta contro le malattie cardiovascolari. La gran parte del lavoro pertiene al Cardiologo Ambulatoriale e al Medico di Medicina
Generale, cui spetta il compito della prevenzione primaria, attraverso
la riduzione dei fattori di rischio, e quello più aggressivo
della prevenzione secondaria e della sorveglianza della compliance
di schemi di cura e controlli clinici di crescente complessità. Nel preparare
questo lavoro abbiamo cercato il più possibile di rendere ragione
del nostro operato e delle nostre indicazioni terapeutiche, in
modo da migliorare la continuità di cura tra noi e il Medico che opera
al di fuori dell’Ospedale, e tra quest’ultimo e i suoi pazienti.
Quello che proponiamo in questo Manuale è il nostro modo di lavorare,
una miscela più o meno volontaria di medicina basata sull’evidenza
e di quattro decenni di esperienza nella cura delle malattie
cardiovascolari.
Stefano Savonitto
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