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Alimentazione: L'obesità infantile
L'obesità è una condizione caratterizzata da un accumulo eccessivo di grasso corporeo.

Tranne che per le persone molto muscolose, si considera obesità un peso corporeo che superi del 20% quello riportato nelle tabelle standard peso/altezza.

L'obesità può essere classificata come lieve (eccesso ponderale del 20-40%), media (eccedenza del 40-100%) e grave (> 100%).
Diversi studi effettuati nell'ambito di popolazioni adulte hanno dimostrato che l'eccesso di peso è fortemente associato con il rischio cardiovascolare che tende a svilupparsi precocemente quando l'obesità dell'adulto ha origine durante l'infanzia.

I bambini con genitori obesi tendono a diventare adulti obesi e d'altra parte i bambini in sovrappeso saranno più facilmente soggetti all'obesità da adulti, indipendentemente dal peso dei genitori.

I figli di genitori coronaropatici sono più spesso in sovrappeso già dall'infanzia e tendono, da adulti, ad avere elevati livelli plasmatici di lipidi (grassi) e di insulina a digiuno (condizione, quest'ultima, fortemente collegata all'obesità).

I meccanismi che legano il sovrappeso al rischio cardiovascolare, non sono stati ancora chiaramente definiti.

Spesso i pazienti obesi hanno una normale capacità di produrre insulina, ma rivelano una diminuita sensibilità al glucosio (zucchero) e quindi, in risposta ad un dato aumento della glicemia (zucchero nel sangue), ad esempio dopo il pasto, l'insulina viene secreta in minor quantità e in tempi ritardati.

Questa condizione, nota come "insulino-resistenza", è un fattore fortemente predisponente al rischio cardiovascolare.

Nei bambini con insulino-resistenza sono più frequenti: eccesso di peso corporeo, incremento di grassi nel sangue e ipertensione arteriosa.

In un recente studio pubblicato su una prestigiosa rivista cardiologica sono stati controllati oltre 600 soggetti, dai 7 ai 24 anni di età, con ripetute misurazioni di altezza, peso, pressione arteriosa e lipidi plasmatici.

I valori del peso, dell'indice di massa corporea e dell'altezza dei bambini, raccolti nella valutazione iniziale (a 7 anni di età), risultavano proporzionali agli stessi parametri ottenuti al termine del periodo di osservazione (a 24 anni).

A più elevati livelli di peso iniziale, inoltre, corrispondevano anche valori più alti di pressione arteriosa, lipidi plasmatici e insulina a digiuno.

Questi dati suggeriscono che un eccessivo incremento di peso durante l'infanzia, rispetto ad un più corretto e armonico sviluppo peso/altezza, accresce il rischio cardiovascolare che il bambino correrà diventando adulto.

Quel che più amplifica, tuttavia, il potenziale rischio cardiaco nell'adulto, non è un singolo rilevamento di peso sovrabbondante ottenuto durante l'età scolare, ma un continuo eccessivo livello di incremento ponderale durante tutte le fasi della crescita.

Si può quindi pensare che l'aumento di peso rispetto ai parametri di normalità, che inizia nell'infanzia e continua nelle prime due decadi di vita, possa influenzare lo sviluppo del rischio cardiovascolare che potrà contribuire all'insorgere di eventi clinici cardiaci avversi nell'età adulta.

Tuttavia, se un bambino obeso riuscirà a conseguire una riduzione durante l'infanzia del sovrappeso, potrà ottenere una diminuzione del suo rischio cardiovascolare da adulto.
Autore: Marco Broccolino
 
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