Attività fisica, non solo: Cuore ad alta quota

Tutti sanno che camminare mantiene giovani il cuore e la circolazione e fa bene anche alla mente.

C'è chi crede che andare in quota sia stimolante per il cuore sano, ma pericoloso per chi ha anche un piccolo problema cardiaco. La convinzione viene consolidata dalla classe medica che, nella scarsezza di informazioni scientifiche sull'argomento, tende ad assumere una posizione di prudenza, basata più sul "non si sa mai" che sulla valutazione delle inclinazioni del paziente. All'inizio della stagione estiva o di quella invernale, il cardiologo si sente porre la domanda "si può andare?", sia da parte di appassionati camminatori con qualche problema di cuore, sia da parte di figli premurosi che chiedono un lasciapassare per l'anziano genitore prima di portarlo in villeggiatura.

Per rispondere alla domanda, bisogna considerare i diversi fattori che differenziano l'ambiente montano da quello di pianura, e in primo luogo l'altitudine e la temperatura.

L'ALTITUDINE. L'incremento di altitudine comporta una minore concentrazione di ossigeno nell'aria che respiriamo. Poiché il sistema cardio - respiratorio serve a portare ossigeno all'organismo, si potrebbe pensare che ogni incremento di altitudine comporti un aumento di lavoro per cuore e polmoni, perché garantiscano un'adeguata ossigenazione.

In realtà, i meccanismi di adattamento acuto del nostro organismo funzionano bene per "sbalzi" anche rapidi di quota (fino ai 2500 - 3000 m), senza modifiche della frequenza cardiaca o della pressione arteriosa.

LA TEMPERATURA. L'effetto della riduzione di temperatura è invece non trascurabile. Le basse temperature hanno un effetto vasocostrittore, ed è ben noto come il paziente con angina pectoris subisca un incremento degli episodi anginosi nei mesi invernali, e il paziente iperteso debba stare più attento alla propria pressione nello stesso periodo.

Poiché in montagna sono più frequenti le brusche variazioni di temperatura, sarà da queste che il cardiopatico dovrà guardarsi prendendo le ragionevoli precauzioni che consistono in un'adeguata scelta dell'abbigliamento e delle ore del giorno in cui dedicarsi all'attività fisica all'aria aperta.

LE ABITUDINI. Capita sovente che persone non abituate a praticare alcuna attività fisica durante il periodo lavorativo, pretendono di trasformarsi in pochi giorni in escursionisti esperti senza il minimo allenamento alle spalle, magari con pesanti zaini sulla schiena. Un malessere, in questo caso, andrà imputato alla loro scarsa prudenza, non alla permanenza in montagna.

CONSIGLI. Il soggetto sano, sia giovane che anziano, non ha nulla da temere dalla frequentazione della montagna, ma dovrà accostarsi agli sport alpini, in genere abbastanza impegnativi, con lo stesso buon senso e la stessa gradualità con cui si avvicinerebbe a un'attività sportiva a bassa quota.

Per i soggetti non cardiopatici ma che presentano fattori di rischio come ipertensione arteriosa, dislipidemia e diabete mellito, condizioni in genere asintomatiche che espongono però al rischio di disturbi cardiovascolari, non esistono controindicazioni alla frequentazione della montagna. Attenti però a non dimenticare le terapie farmacologiche e a non strafare dal punto di vista alimentare (non esagerate con strudel, cioccolata, panna, speck, lardo, vino …).

Passando ai cardiopatici veri, iniziamo da quelli con cardiopatia ischemica. Questa condizione alterna fasi di stabilità (in cui una moderata attività sportiva può non essere controindicata ma anzi benefica), e fasi di instabilità, in cui maggiore è il rischio di infarto ed è bandita ogni attività fisica. Questi pazienti devono avvicinarsi alla montagna solo dopo aver consultato il cardiologo di fiducia. Sotto adeguata supervisione, molti alpinisti o escursionisti infartuati o portatori di by-pass aortocoronarico hanno ripreso ad andare in montagna, con un miglioramento delle proprie prestazioni dopo l'intervento di rivascolarizzazione coronarica.
Se volessimo, in ultima analisi, trarre una morale potremmo affermare che la montagna è negata solo se il cuore è in fase di instabilità; per tutti gli altri soggetti non esistono preclusioni di sorta a patto di non modificare le proprie abitudini e di non sottoporsi a sforzi cui non si è abituati.

Autore: Stefano Savonitto

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