Attività fisica, non solo: I vantaggi

In tutte le civiltà ad elevato tenore di vita la fascia di persone anziane sta aumentando molto rapidamente, infatti si arriva ad un'aspettativa di vita sugli 80 anni.

In uno studio americano calcola che nel 2020 negli Stati Uniti almeno il 20% sarà sopra i 65 anni e nel 2040 ci potrebbero essere circa 1 milione di persone di 100 anni. Malgrado questo incredibile aumento di età media, rimane vero il fatto che l'uomo non si è in effetti adattato funzionalmente al cambiamento di stile di vita, che è diventata molto più sedentaria.

Si consideri che almeno il 30% delle morti per malattia cardiaca, cancro del colon e diabete è attribuibile alla vita sedentaria. In effetti il mantenimento di uno stile di vita fisicamente attivo consente di ridurre la mortalità per queste cause e una modificazione a qualsiasi età dello stile di vita che comporta una certa attività fisica insieme all'abolizione del fumo e al controllo della pressione arteriosa rappresentano fattori che riducono l'incidenza del rischio di morte.

Dalla nascita fino a 30 anni si ha un miglioramento delle funzioni fisiologiche; successivamente inizia un declino che è strettamente correlato alle abitudini di vita: alcuni aspetti dell'invecchiamento sono fortemente influenzati dalla pratica regolare di attività fisica: per esempio la capacità aerobica è superiore del 25% circa nei soggetti fisicamente attivi rispetto ai sedentari a tutte le età. E' altrettanto vero che l'uomo, è nato per muoversi per cui se non si muove va incontro ad un peggioramento delle sue condizioni di efficienza. Ciò può verificarsi in modo evidente in coloro che per un qualsiasi motivo sono costretti ad un'immobilità e non rappresenta fortunatamente la maggior parte dei casi; ma assistiamo al deterioramento delle condizioni di efficienza a causa di un lento ma costante cambiamento delle abitudini di vita dell'uomo moderno in modo tale che esso riduca sempre di più l'attività fisica . Questo significa che nell'uomo d'oggi alcuni organi ed apparati invecchiano precocemente: le ossa diventano più fragili, i muscoli flaccidi, le articolazioni poco mobili, nei bambini aumentano i paramorfismi e i dimorfismi di colonna, i dorsi curvi. Se comunque la diminuita efficienza dell'apparato locomotore potrebbe essere considerata fine a se stessa, ben più gravi sono gli effetti del sedentarismo che si determinano su altre parti dell'organismo: la carenza di attività fisica non si limita a causare una diminuzione dell'efficienza ma può provocare o agevolare la comparsa di vere e proprie malattie.

Per contro il miglioramento delle condizioni fisiche comporta un rallentamento dei processi di invecchiamento e una buona protezione nei confronti di vari patologie, presumibilmente garantendo anche una maggiore longevità. Studi condotti in passato hanno fornito le prove che un'attività fisica regolare e di medio impegno, come camminare o correre a bassa velocità per 5 Km, mantiene in buona salute e può garantire una certa longevità. Inoltre la regolare attività fisica può contrastare gli effetti nocivi del fumo di sigaretta e il soprappeso, che è noto tendono ad accorciare la vita; infatti tra gli ipertesi, l'incidenza di morte tra coloro che praticano l'attività fisica è inferiore del 50% rispetto a coloro che conducono una vita sedentaria.

Una valutazione epidemiologica su 43 studi concernenti la possibile correlazione tra vita sedentaria e sviluppo della coronaropatia dimostra che esiste una relazione di tipo causa-effetto tra vita sedentaria e sviluppo di questa patologia: il soggetto sedentario presenta un rischio doppio rispetto al soggetto fisicamente attivo di sviluppare una cardiopatia. La stessa correlazione è dimostrabile per l'ipertensione, il fumo di sigaretta ed un'elevata concentrazione di colesterolo plasmatici. Studi recenti sulla popolazione finlandese integrano queste informazioni e dimostrano che esiste una correlazione stretta tra aumento dell'attività fisica e della capacità aerobica e riduzione del rischio di infarto acuto del miocardio. Infatti l'utilità dell'esercizio fisico viene identificata essenzialmente nella riduzione del soprappeso, della lipemia per aumento della capacità aerobica; nella possibilità di sviluppare i circoli coronarici collaterali; nella migliorata utilizzazione dell'ossigeno; nell'equilibrio costante dei principali eventi emodinamici ( come la gittata sistolica e cardiaca, l'indice cardiaco, la riserva ematica ventricolare) realizzanti nel loro complesso una maggiore economia funzionale e , di conseguenza, una minor usura di organi e tessuti.E' evidente che, se questi concetti devono essere ritenuti validi, la razionale e sistematica pratica dell'esercizio fisico può essere considerata di preminente importanza nella prevenzione di molte malattie cardiovascolari.

Un ruolo preventivo è svolto già da un'attività fisica relativamente modesta, come 2 ore alla settimana di attività fisica come marcia o corsa, sci da fondo o ginnastica.

L'efficacia di una regolare attività fisica nell'indurre un calo ponderale dipende dal grado di obesità. In generale in seguito ad attività fisica i soggetti obesi perdono peso più rapidamente dei soggetti normopeso. Inoltre l'attività aerobica, anche senza ricorrere alla dieta, consente di modificare la composizione corporea ( riduzione della massa grassa con mantenimento o anche un piccolo aumento della massa magra ) nel soggetto sano, nel cardiopatico e in colui che si impegna agonisticamente. Anche programmi di condizionamento fisico basato su semplici esercizi convenzionali usando macchine ergometriche sono più efficaci nell'indurre un calo ponderale della semplice restrizione calorica. Volendo inserire l'attività fisica in un programma di riduzione ponderale occorre valutare frequenza, durata e intensità degli allenamenti. Le attività fisiche da privilegiare sono quelle aerobiche che coinvolgono grosse masse muscolari come la marcia, la corsa, il ciclismo, il nuoto. Anche gli sport di squadra possono essere consigliati, anche se è molto più difficile quantificare il dispendio energetico. Le attività aerobiche favoriscono la lipolisi, normalizzano la pressione arteriosa e migliorano la funzionalità cardiovascolare; sono da considerare tutte ugualmente efficaci nel causare una riduzione della massa grassa. Ad esempio 30 min. di corsa leggera al giorno, che comportano un dispendio energetico di 300 Kcal., causano un riduzione della massa grassa di 450 gr. in 12 giorni. In un anno il calo ponderale sarebbe di 13,6 Kg di grasso.

Nel programma di attività fisico finalizzato al calo ponderale è molto importante la regolarità: almeno 3 giorni alla settimana dedicati all'attività fisica sembrano necessari per indurre variazioni significative della composizione corporea: se la frequenza è superiore, è anche superiore l'effetto indotto, riconducibile al dispendio energetico.

Sempre in tema di alimentazione è ampiamente dimostrato che la vita di movimento, sana e attiva, è condizione importantissima per una buona funzione dell'apparato digerente in tutta la sua estensione, dall'assunzione dei cibi ( appetito ) alla loro digestione e al ritmo dell'alvo. E' indubbio che tante dispepsie, disturbi digestivi, come pure la stipsi abituale, possono trarre maggior vantaggio da una sostanziale cambiamento del regime di vita in senso cinetico che non dall'assunzione, talvolta caotica, di medicamenti. Ancora, gli squilibri neurovegetativi, gli stati generali aspecifici di depressione o astenia, con o senza dimagramento, possono trovare rimedio nella pratica razionale del movimento, giovando non raramente ad interrompere il circolo vizioso dell'astenia fisica e morale di questi soggetti .

Anche la massa ossea è influenzata dall'attività fisica : l'osteoporosi rappresenta il principale problema dell'invecchiamento, in particolare nei soggetti femminili in età successiva alla menopausa. Il quadro dell'osteoporosi comporta una demineralizzazione ossea progressiva, che quindi diventano molto fragili. Per persone di più di 60 anni, la riduzione di massa ossea può essere del 30-50 %. Un'attività fisica regolare rallenta il processo di invecchiamento dello scheletro. Indipendentemente dall'età, risulta che una vita fisicamente attiva, rispetto ad una vita sedentaria, si correla ad una maggiore massa ossea, questo vantaggio permane dall'età dello sviluppo fino all'ottava decade di vita. L'attività fisica rappresenta un forte stimolo per mantenere ed anche aumentare la massa ossea nei soggetti adulti. Le attività fisiche che risultano utili alla conservazione della massa ossea sono varie, dal camminare, al correre, al danzare, esercizi di potenziamento muscolare ed esercizi che comportano lo sviluppo di forze relativamente elevate a livello dei muscoli che si inseriscono sulle ossa lunghe. Maschi e femmine che partecipano a programmi di potenziamento sviluppano una massa ossea significamene superiore rispetto a soggetti che si impegnano in attività fisica di resistenza.

Una delle più radicate convinzioni è che l'attività fisica e sportiva possa esercitare un'influenza negativa sulla crescita e sia pertanto controindicata nei ragazzi: una parte dell'energia introdotta con gli alimenti verrebbe, per così dire, deviata dal suo scopo primario, plastico, per essere consumata nel compiere un lavoro muscolare. Diversi studi hanno dimostrato che ogni forma di educazione fisica e sportiva non può essere dannosa. La necessità di un'attività fisica intensa si fa sentire su tutti i bambini, ma in modo particolare quando essi cominciano a manifestare la presenza di atteggiamenti viziati o vanno incontro a vere deformità fisiche. E' ormai noto che la vita cittadina favorisce il formarsi di alcune alterazioni fisiche che sono la conseguenza di uno squilibrio tra lo sviluppo muscolare e quello scheletrico e ponderale, questo fatto può dipendere da svariate cause, che vanno dall'incongrua alimentazione, alla carenza di vitamine, ma oggi uno dei motivi più importanti va ricercato nella scarsa attività fisica . D'altro canto è ormai chiaramente confermato che i vizi di atteggiamento sono rari nei bambini che hanno la possibilità di trascorrere la vita nella liberta dell'aria aperta o che abbiano, fin dalla prima infanzia , praticato un'intensa attività sportiva. L'attività fisica e sportiva, come momento necessario per la prevenzione o la correzione di atteggiamenti viziati, può diventare un impegno sportivo finalizzato.

La mancanza o l'insufficienza di esercizio fisico, non limita quindi la sua influenza sfavorevole all'uomo in età media o avanzata: ma provoca i suoi danni anche nei primi anni di vita del bambino: Le attività fisiche, infatti, interessano in modo primario la muscolatura striata che costituisce la maggior parte del peso corporeo e riveste un'importanza che va al di là della pura funzione di locomozione. L'attività muscolare, infatti , interessa direttamente la struttura delle ossa, l'atteggiamento e le posizioni del corpo. Ne consegue che una loro deficienza per inattività, scarso o irrazionale impiego, non può che influenzare negativamente l'armonica morfologia di un organismo E' quello che purtroppo accade in molti giovani d'oggi, decondizionati al movimento per gli attuali costumi, predeterminando una eziologia per molte infermità fisiche e per la tensione emotiva.

Dott. F. Combi Direttore dipartimento di Medicina Fisica e Riabilitazione Az. Ospedaliera S. Gerardo Monza
Dott. Ssa E. Parolo medico fisiatra U. O Riabilitazione H: Bassini Az. Ospedaliera S: Gerardo Monza

Autore: Dott. F. Combi & Dott. Ssa E. Parolo

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