Attività fisica, non solo: Sport, sport e ancora sport!

“Finché una persona fa esercizio fisico, sta attenta a non mangiare troppo e si mantiene leggera, la malattia non sopraggiungerà e la sua forza aumenterà. Se invece sta seduta e non fa attività fisica può anche mangiare i cibi migliori e seguire tutti i principi salutisti nelle altre aree della vita, ma i suoi giorni saranno pieni di dolori e la sua forza si appannerà”. Così diceva 800 anni fa il filosofo Mosé Maimonide, ha citato The Lancet in un editoriale sull’emergenza obesità infantile e sulla scarsa importanza che si dà all’attività fisica che, invece, costituisce una forma di prevenzione importante per obesità e rischio cardiovascolare infantile. Si è trovata pienamente d’accordo anche la relazione sullo stato sanitario del Paese 2003-2004, secondo la quale solo il 27% degli studenti tra i 9 e i 12 anni pratica attività fisica moderata, mentre aumenta la quota dei giovani italiani sedentari.
Ecco perché l’UE si sta adoperando affinché venga promosso lo sviluppo delle attività sportive tra i giovani. Già nel ’88 l’American College of Sports Medicine ha dichiarato che per mantenere una buona salute occorre praticare, ogni giorno, attività fisica per almeno trenta minuti, meglio ancora per 1 ora. Secondo The Lancet queste linee guida sono molto discutibili, in quanto si basano su misure soggettive di attività fisica e inoltre non hanno considerato la salute cardiovascolare. Alcuni Ricercatori della Norwegian School of Sports Science di Oslo hanno cercato, invece, di monitorare l’associazione tra fattori cardiovascolari di rischio noti e grado di attività fisica e fitness, basandosi su misurazioni oggettive.
Sono stati esaminati più di 1730 ragazzi danesi, estoni e portoghesi tra i 9 e i 15 anni, valutando la combinazione di una serie di fattori di rischio cardiovascolare come: pressione sanguigna, peso, circonferenza addominale, resistenza all’insulina,
livelli di colesterolo.
I ragazzi sono stati studiati per quattro giorni consecutivi mentre praticavano sport. I risultati hanno evidenziato che il rischio cardiovascolare si riduce con l’aumentare dell’attività fisica e che, inoltre, corrono meno pericoli i ragazzi più giovani che effettuano una maggiore attività sportiva moderata/intensa, indipendentemente dal loro peso. La presenza di più fattori di rischio cardiovascolari nell’infanzia e nell’adolescenza favoriscono lo sviluppo dell’aterosclerosi nei giovani adulti che progredisce nel tempo. Quindi, conclude The Lancet, stile di vita, attività fisica e sovrappeso hanno ruoli indipendenti nello sviluppo della sindrome metabolica.
Pertanto, le linee guida internazionali che consigliano solo un’ora di sport al giorno sono da rivedere, anche per quel che riguarda intensità e durata. La scuola, conclude l’editoriale, può avere un ruolo importantissimo per sensibilizzare i giovani verso lo sport.

Fonti Andersen LB et al. Physical activity and clustered cardiovascular risk in children: a cross-sectional study (The European Youth Heart Study). The Lancet 2006; 368:299-304
• Relazione sullo stato sanitario del paese 2003-2004 • American College of Sports Medicine. Physical fitness in children and youth. Med Sci Sports Exerc 1988; 20: 422-423.


Autore: Patrizia Valentina Arcuri

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