Lo scompenso cardiaco cronico rappresenta una malattia in notevole espansione e ad elevatissimo costo sociale; la sua incidenza è di circa 10 casi ogni mille abitanti e si calcola che negli USA vi siano circa 400 mila nuovi casi ogni anno, con una mortalità di oltre 100 casi su 100.000 pazienti. L’insufficienza cardiaca può essere l’esito di altre malattie cardiache (coronarica o valvolare) o una forma “idiomatica” che interessa primitivamente il muscolo cardiaco.
L’entità del problema è certamente destinata ad aumentare in futuro come conseguenza della maggiore sopravvivenza sia della popolazione in generale sia di quella colpita da infarto del miocardio, in particolare. Va inoltre considerato l’elevato costo economico e sociale delle cure mediche e delle ripetute ospedalizzazioni in questo tipo di pazienti: negli USA, sono stati spesi per questa malattia oltre 21 miliardi di dollari solamente nel 2001.
La terapia medica ha prodotto un aumento della sopravvivenza ed un miglioramento della qualità di vita, ma la progressione della severità dello scompenso conduce ad un elevato numero di pazienti per i quali il trapianto cardiaco rappresenta la soluzione terapeutica definitiva. Il trapianto cardiaco rimane, perciò, l’unica opzione terapeutica realmente efficace nelle forme più gravi: questo tipo di pazienti ad elevata compromissione funzionale è quello che meno si giova della terapia medica e presenta una storia naturale particolarmente sfavorevole, con un tasso di mortalità annuo di circa il 50%.